Grasso è bello (ed è pro-life)
la verità è che non si può parlare degli art brut da un punto di vista tecnico perché è ovvio che il loro punto di forza sta nel presentarsi come dei casinari inverecondi, sorprendendo tutti con un insieme tutto sommato sensato, perciò parliamo del loro gruppo spalla:
i joycut fanno un rockone shoegaze denso e rientrano in un ampio ventaglio di somiglianze, tra le quali figurano bugo, paul dano, le mosse di gadis, la triglia di capelli di ewan mcgregor in cassandra's dream.
ora, gli art brut:
la verità è che per quanto l'insieme abbia una grande forza (la bassista quietamente in disparte con espressioni estatiche, un secondo chitarrista con la maglietta di shakira e una gestualità variopinta, un batterista che suona in piedi e un tale con gli occhi da PAZZO che suona la chitarra come mick jones -cito-), l'attenzione viene catalizzata inevitabilmente da eddie argos, responsabile del mio recente amore per uomini maturi con pance ingombranti* e di uno degli sguardi alla vita più amabili e scanzonati di questo decennio e di sicuro della "new rock n roll revolution" (in uno dei b-side di emily kane, argos racconta di visite a tempo perso al reparto maternità, dove dice ai neonati "everything is going to be alright, I hope").
eddie argos come max collini, eppure la recitazione dei testi non potrebbe essere più diversa (e anche i testi stessi, il paragone sussiste soltanto per quanto riguarda l'attenzione magnetica che i due suscitano nel pubblico) perché argos si comporta da showman a tutto tondo, salta la corda con il filo del microfono, si spoglia, fa scontare ai presenti le colpe di trenitalia, prende parte a una specie di pogo interminabile, fa pat pat sulla testa alle ragazzine, reclama alcol ("someone offered me a drink but my mouth was busy singing, I want that drink now, I deserve it"), coinvolge continuamnete il pubblico nell'ora scarsa ma intensa con (poche) nuove e (molte) vecchie glorie, si diverte in maniera autentica nonostante questo non sia top of the pops, d'altra parte top of the pops ha chiuso, ART BRUT TOP OF THE POPS!
* tra questi non rientra giuliano ferrara. il quale, a proposito, recensisce positivamente juno - dimostrazione del fatto che, sì, gli indie con le righe che idolatrano il film e la sua locandina con i disegnetti potranno essere irritanti, ma ci sarà sempre giuliano ferrara verso cui dirigere un odio più consistente e motivato.