venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 04 maggio 2008

Baracca e burattini

premessa: i moldy peaches hanno costituito un tassello fondamentale della mia adolescenza. scelta contestabile o meno, questo è accaduto molto prima che a diablo cody potesse venire in mente di rivestirsi e mettersi a scrivere sceneggiature. INTESI, merde? non percorro 230 km di strada perché la colonna sonora di juno fa din din.

parte trascurabile della premessa: nel corso di una settimana, ho visto tutti e tre i tasselli fondamentali della mia adolescenza. questo può influire sulla mia imparzialità.

il circolo degli artisti il primo di maggio è come s.giovanni senza i teleschermi: si rischia di non vedere niente e c'è odore di canne (non la più famosa città pugliese).

le luci della centrale elettrica, anche rinominato da marta le luci della ribalta, è sostanzialmente un tale che pigia pedalini come piovesse. io resto in silenzio per rispetto, mentre la gente è oltremodo divertita dalla sua florida gamma di invenzioni linguistiche che va da "ci piscino pure addosso gli angeli" a "lavarmi i denti con l'antenna della televisione durante la pubblicità". la gente non si può biasimare eccessivamente. d'altronde c'è già manuel agnelli a meritare la pena di morte, e bukowski gli angeli li lascerebbe in pace e magari userebbe qualche accordo in più. al suo annuncio "vi lascio alla serata international", tuttavia, il mio volto assume la forma della scritta "nessuna pietà".
laura marling, ex ultraminorenne, porta con sé una band al completo e zittisce in un istante il pubblico del circolo degli artisti. una voce e un gusto retrò-non-spocchioso che non ci si aspetterebbe mai da una pupina minuta tutta concentrata oscillante tra pianto e riso di fronte a una folla che sa apprezzare.
il paragone con kate nash vale solo per l'età, semmai è jolie holland un vero punto di riferimento, e se di kate nash invidio l'accento, non lo scambierei con l'autorevolezza musicale di jolie holland. e laura marling ha accento e autorevolezza! per il suo futuro, vedo due alternative: drogarsi, o implodere a ventisei anni per troppa bravura.
già la formazione dal vivo ha di che far brillare gli occhi: un tastierista che suona il BANJO, un contrabbassista, un violinista asiatico, e tal marcus "panda" mumford che, non contento di suonare soltanto batteria mandolino e ukulele e di prodigarsi in una serie di suonini con la mano libera, canta.
la versione spintamente country di alas, I cannot swim come ultimo brano fa piangere tutti e ridere lei, per cambiare. adam green prende appunti nel retro.
adam green, si diceva, e la mia adolescenza. la sua ex babysitter kimya dawson mi ha insegnato che non bisogna saper fare il barrè per poter suonare ai festival.
adam green e la sua adolescenza. dopo aver rinnegato, costringendosi a un vocione lou reediano (?) e a completi eleganti, i moldy peaches, e dopo un disco incerto (brutto) come jacket full of danger, si rappacifica con il passato tornando a vestirsi con "tutine pacchiane con le frange" e alla semplicità dei duetti (drowning head first è uno dei pezzi più riusciti su disco e dal vivo, con i suoi due accordi - impara, luci della centrale elettrica - ed è cantata insieme alla fidanzata NANA - questo invece è FETICISMO, è PEDOFILIA).
chitarrista e batterista non sono gli stessi di sempre, e faticano inizialmente ad integrarsi, ma l'unico vero passo falso è snaturare we're not supposed to be lovers con una chitarra elettrica. steven mertens rimane il bassista più bello del mondo, e nate brown pare di non averlo mai lasciato. ma sono le coriste a creare il vero scarto tra complesso indie e complesso non-so: adam green mette "melting pot" in "circolo degli artisti" grazie alla presenza di due magnifiche, imponenti donnone tutte nere che sorridono cantando con Queste Voci che fanno venire i brividi.friends of mine diventa una canzone soul, baby's gonna die tonight diventa una canzone blues, leaky flask è già una canzone blues.
adam green vuole fare il cantante a las vegas.

il ritmo è di due pezzi alla volta, senza pausa, completi di danze egiziane e movenze equivoche, intervallati da un teatrino di discorsi con il pubblico e anche da un meno gradito rilascio di muco per tutto il palco, che viene però motivato da ciò che segue.
ora, se eravate tra il pubblico e stavate invocando "what a waster" o peggio gridavate "maccheroni", "sugo", "birra moretti", e "panzone", automaticamente per me avete votato alemanno. e adesso ditemi: è così confortevole avercela nel culo fino al 2013?

la scelta del repertorio guarda a tutto il percorso sin da garfield non soffermandosi troppo sull'ultimo album, ma festival song è la canzone perfetta di apertura con le nerone che ballano a tempo e fanno ooooooh ooooooh, grandma shirley and papa è un momento giocoso con quel finale veloce che fa scatenare tutta la band, leaky flask non parliamone - anzi parliamone: a cappella portentoso, nerone che fanno uuuuuuh uuuuuuh, il chitarrista che si concentra come se stesse suonando death metal; getting led è un momento spirituale che fa abbassare tutte le luci, manca solo twee twee dee cantata con gli hanson, ma non è una carenza troppo grave di fronte a una folla che richiede what a waster (la suona, svogliato e scordato); emily e carolina in coda è un implicito gridare "alzatevi!" al popolo di myspace, ma il punto più alto del bis è computer show con la solita voce robotica che dice I can't go home without going home with you.
adam green vuole fare il cantante a las vegas.