venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 25 novembre 2007

Bigger than Jesus?

se a una persona piace così tanto frida kahlo da volerne trarre un film, è indubbio che l’ultimo suo pensiero prima di addormentarsi vada al kitsch. è per questo che non si può stroncare across the universe di julie taymor basandosi sul kitsch e sull’irrazionalità, uno va a vederlo e lo sa, se no è come andare a vedere un film di sofia coppola e aspettarsi consistenza.

c’è il fatto che ora va di moda il biopic metafisico basato sul lavoro di un artista (sto pensando ad: i’m not there, ma il paragone va bene anche con klimt, sperando di non nobilitare troppo il film “klimt”), sì d’accordo che chiunque ha tenuto a precisare che questo non è un biopic, ma l’interpretazione dei testi in funzione del racconto di una storia è molto simile all’approccio del recentissimo i’m not there di todd haynes, con la differenza che quello – nonostante i limiti del volo pindarico – era un film tosto.

poi c’è il fatto che fare la voce grossa mediante l’uso di 34 canzoni in 120’ scarsi insospettisce: che sia la faccenda del fumo senza arrosto? decidiamo che è proprio così non appena veniamo a sapere che tutti i protagonisti di across the universe hanno nomi dei personaggi delle canzoni dei beatles! questo semplifica la scelta di sette o otto canzoni! e così siamo certi che al protagonista che si chiama jude prima o poi canteranno HEY JUDE, e all’asiatica integrata che si chiama prudence prima o poi canteranno DEAR PRUDENCE, e mi meraviglia che alla tizia che si chiama sadie (quella che canta bene) non venga suonata sexy sadie, ma forse quest’ultimo brano era troppo difficile da tradurre. sì perché i sottotitoli delle canzoni ci sono, non solo: sono tradotti con babelfish, non solo: sono presenti soltanto IN PARTE, non si sa perché, forse per far capire quando cantano.
comunque tornando al discorso dei nomi, se questo fosse un film autoironico come vuole farci credere julie taymor con tutti quei circensi e quella psichedelia e quegli uomini d’affari che ballano non funzionali al film, a un certo punto spunterebbe qualcuno a dire “oh ti chiami come la canzone dei beatles”, perché il mondo di across the universe è un mondo permeato dai beatles e svuotato dai beatles in funzione dei beatles.
anche perché l’unica canzone bella è la versione negra di come together, tutto il resto è cantato con dei gorgheggi malefici e piuttosto superflui in una sorta di dreamgirls meets tiziano ferro. se hai la voce di tiziano ferro non puoi cantare i beatles, perché allora vuol dire che non hai capito un cazzo.

il tutto inghirlandato da:

1) scene per cui mi vergognavo di essere in sala come quella di I wanna hold your hand, che sembra mean girls se lindsay lohan cantasse
2) scene carine che ricordano animazioni del monty python’s flying circus ambientate in radure statunitensi-isole di pasqua traboccanti di FRIDONI che sembrano moai.
3) scene psichedelicamente imbarazzanti (un errore simile recentemente lo ha fatto solo emilio estevez in bobby) con bono che sembra lemmy dei motörhead e tanti nudivestiti sott’acqua che inneggiano all’amore libero e dai, non era venuto bene (semanticamente) nemmeno ad antonioni nel ’70, però almeno lui faceva esplodere le cose.

giungono a sostegno di julie taymor una fotografia soddisfacente, coreografie che potrebbero piacere (a me no), comunque la presenza dei beatles, una bella sequenza (quella della visita medica militare) che di certo non scuote da sé l’aura kitsch e sovrabbondante dell’insieme, ma è efficace concitata e bella ed ha i soldati con dei sarcastici menti enormi.
ma i personaggi sono deboli e odiosi, a partire da quello là che torna dalla guerra fa un po’ il matto ma giusto il tempo di vedere salma hayek sexy infermiera, poi quell’altro che non gliene frega niente, la sgualdrina impegnata giusto fino agli anni di piombo e al momento in cui il fratello torna dalla guerra che poi subito le ginocchia le fanno giacomo giacomo quando sente all you need is love come se fossimo in LOVE ACTUALLY, altre sgualdrine, negri di contorno.
comunque una gran voglia di ascoltare i beatles, quelli veri.