venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 26 marzo 2006

Recollection in tranquillity.

atene è essenzialmente una città tragica, sonnecchiante nel poco gestibile andirivieni dei quattro milioni di individui che la popolano e la spopolano e hanno modo di osservarne, giorno dopo giorno, l'inglorioso declino.
atene come città prosegue sulla rendita di una grossa eredità quale può essere soltanto la spavalda consapevolezza di produrre incontestabilmente attorno a sé l'aura da 'culla della civiltà occidentale'. gli abitanti si ostinano tuttavia ad esporre in vetrina cenni di un passato non troppo remoto - le olimpiadi del 2004 - quasi gloriandosi dell'anno in cui l'importanza della città è finalmente stata attestata da un pubblico internazionale.
ma è il duemilasei ed atene è morta; tra le sue vene sconnesse di filobus ed autobus e taxi gialli e mucchi di sporcizia ai lati delle strade, e cani randagi.
il freddo tiepido di febbraio conferisce alle strade e alle piazze le sembianze della mitteleuropa, smentite soltanto dalla lentezza innaturale della gente.
l'odore forte di tabacco e caffè sguscia via dai negozi, dove la gente è calma e gentile, mescolandosi con la benzina all'esterno ed aleggiando sopra ai banchi di frutta da cui le vecchie si sporgono e gridano la loro merce, quasi a forza di un cauneas! cauneas! che non è il loro.
tutt'intorno all'eterno duomo del partenone si diramano vie bianche di case come quelle di una belgravia mediterranea, tutte diverse dalla desolazione circostante. le vie in salita sono fitte di negozi atti al saldo mantenimento del ricordo contraffatto della città, e l'occhio di atena - in tutte le forme - è lo stesso dovunque.
c'è, in alternativa, zara.
due strade in discesa costruiscono un gioco cruento di concorrenza sleale nel quale i macellai, urlandosi a vicenda da un capo all'altro della via, espongono come trofei oche e conigli rossi di sangue.
ed in fondo è la storia a patinare tutto di bello.