sabato 17 dicembre 2011

giovedì, 09 luglio 2009

Infinite Jets

chiedetemi di Hyde Park. a Hyde Park pioveva bottiglie.
alcune bottiglie erano piene, altre vuote, altre metà e metà, altre ancora in testa a Carl Barât (sic!!!).
a Hyde Park il 2 luglio il mio aereo ha ritardato. pertanto, ho visto solo i Foals, durante il set monotono dei quali ho mangiato delle patatine sciape. ah e poi quell'altro gruppo, i Blur.
a Hyde Park il 3 luglio ho visto: i Deerhoof, Florence + The Machine, Amadou & Mariam, i Vampire Weekend, i Blur, l'armageddon.
dalla mia posizione compattata come il tetris eppure privilegiata si vedevano bene il palco e tutte le persone morte. se la similitudine con il tetris può andare ancora bene, una volta che tutta una fila di quadratini era completata, essa veniva annientata e trasportata oltre alla transenna priva di sensi.
se invece la transenna fosse stata un banco degli affettati, anche in quel caso la scelta sarebbe stata variegata, con la possibilità di chiedere "quello con il naso rotto", "quello rissoso", "quella rimasta in mutande", "quella che probabilmente ha una gamba spezzata", "un numero sconsiderato di infradito disperse", "quella che sta morendo proprio qui davanti ai miei occhi".
nonostante questo e la gente che faceva cose indisturbata e gli ubriaconi molesti del caso, si può dire che nell'aria ci fosse più amore che dentro alla moleskine di una quattordicenne? secondo me sì.
cinquantacinquemila pateticoni. a serata.

le cose con ordine. i Deerhoof sono una di quelle band che dal vivo ci si aspetta sopravvalutate e invece per la mezz'ora di set divertono e interessano con quel loro rock tutto spigoli senza capo né coda. ho schivato talmente tante bottiglie scuotendo la testa a destra e sinistra che mi verrebbe persino da definirli "rizomatici". a un certo punto si scambiano tutti gli strumenti. il batterista è alto e forbito e anche lui sicuramente direbbe "rizomatici". Satomi Matsuzaki fa delle cose matte tipo la ginnastica, mosse agili e coordinate, cantare quel pezzo che si intitola panda panda panda, fare acrobazie con una palla durante basketball get your groove back.
se vi piace Florence & The Machine, ora mi dite cosa avete contro Malika Ayane. Florence Welch fa tutto esattamente come lei, eccetto avere degli acuti in cui sembra che abbia ingoiato meno colla ed indossare delle mutande con i lustrini. anni fa, la demo di Florence & The Machine mi piaceva. ora, con questo circo ricoperto di fiori che porta sul palco (arpista compreso, e l'arpista verrà graziato), non si sa proprio cosa pensare. certo, i ritmi sono originali e degli strumenti così atipici creano inevitabilmente un *sound*, ma si vorrebbe un po' di più. ad esempio, Florence Welch si dimena moltissimo sul palco, ma sembra quasi lo faccia per obbligo. o forse per paura che le cada il vestito. in ogni caso: via!
Amadou & Mariam sono il gruppo con la e commerciale bravo della giornata. per descriverli in maniera politicamente corretta qui si spara proprio nella folla. I NON VEDENTI MALIANI. bene, i non vedenti maliani spaccano tutti i culi con un solo blues. hanno due coriste sorelle che fanno le mossette, e attingono a profondità tali che quando sul palco all'unisono cantano "welcome to Mali" ci si commuove molto. ripetono come un mantra "is everyone alright?" e tutti i presenti non possono fare a meno di rispondere "sì".
i recentemente tanto amati Vampire Weekend salgono sul palco in tenuta da universitario sarcastico statunitense. il batterista ha persino dei pantaloncini a forma di bandiera americana. Ezra Koenig pare Marty McFly, e tutti hanno indumenti spropositatamente caldi addosso. cominciano con mansard roof, e tutti li vogliono sposare subito o vogliono tirargli delle bottiglie. continuano sarcastici e universitari e statunitensi, muovendosi poco e chiedendo al pubblico di intervenire; fanno tutti i loro pezzi brevi e splendidi, privilegiando quelli che sembrano essere presi di peso da graceland. bravi come su disco.

quell'altro gruppo sale annunciato da the debt collector, e 55000 voci fedeli fanno la parte del sax o del trombone (i più audaci fanno il flauto).
ha un bel dire Albarn che «I switched my stadium brain off years ago»: lo riaccende subito e fa gli occhi da pazzo e sobilla le folle e con il suo cervello da stadio chiede di saltare sul posto durante sunday sunday.
non che non si preoccupi di tutti quei morti, talvolta si ferma e dice persino: so che state divertendovi, ma per favore divertitevi un pochino meno.
PERSINO Graham Coxon parla, e dedica coffee & tv alle sue fan venute dall'America.
e ora, la musica. acustica buona, voci riallenate, fiati, coristi, Mike Smith.
la scaletta rimane invariata. si sussulta sull'attacco di death of a party (non si sussulta così tanto la sera del 3, ma questo non è rilevante). compare Phil Daniels vestito da pensionato mod matto. la gente salta più su parklife che su song 2. la gente salta più su parklife che a un concerto dei Minor Threat.
Albarn si commuove e qualche volta commuove (parlando della genesi di parklife ad Hyde Park o ringraziando tutti quelli che li hanno sempre sfottuti o spronati a riconciliarsi), qualche volta invece è solo stupido e suggerisce di dire "hello" alla luna appena spuntata in cielo, e tutti si voltano e dicono "hello", al che lui rimprovera e dice "DOVETE DIRE HELLO MOON" (tutti si voltano e dicono "HELLO MOON"). si zittisce più o meno quando, su to the end, viene calata la palla stroboscopica e il pubblico si quieta e una buona porzione di Hyde Park si riempie di puntini luminosi trasformandosi in una gigantesca sala da ballo con le canzoni raffinate.
è abbastanza significativo dell'umore di quell'altro gruppo il fatto che si abbia voglia di riportare soprattutto quello che ci siamo detti, io e la band, in quell'accaldato incontro pieno di estranei, nella fattispecie 55000, che cantavano all'unisono tender e le seconde voci di tender e il refrain di the universal credendoci davvero. si parla di gruppi che funzionano anche sotto la pioggia di bottiglie di birra.
il pomeriggio del 4 luglio sono entrata al good mixer e le casse mandavano the universal e non si può dire sia stata una grande epifania, grazie tante, sentire per due settimane la stessa roba. ma a Londra i Blur hanno sempre lo stesso effetto, si ringraziano coloro che in sette anni li hanno sfottuti e spronati a riconciliarsi.