sabato 17 dicembre 2011

giovedì, 26 marzo 2009

Quel post finanziato da Amazon

il mio momento preferito dell'anno, ovvero quello in cui si parla degli orfani famosi, è giunto.
Elvis Perkins, il volto dietro all'album non omogeneamente più bello ma sicuramente più sorprendente del 2007, nonché l'uomo a due gradi di separazione da Orson Welles, torna a distanza di due anni con il primo disco firmato a nome della sua band, ovvero gli Elvis Perkins in Dearland, che hanno il pregio di andare in cerca di strumenti improbabili e di saperli usare dal vivo.
non diversamente dalla maniera in cui agisce m.ward (che fa sempre le stesse cose, ma le fa bene), Elvis Perkins In Dearland fluttua sempre in quel mare prolifico di folk americano con un piglio secchione europeo, ma questa volta l'album si libera delle ballate meno digeribili e le possibili comparazioni con bright eyes per abbracciare uno stile malinconico che tuttavia non intacca mai la qualità di luce-al-di-là-del-tunnel che contraddistingueva i brani più riusciti del precedente ash wednesday.
in breve, il cantautorino docile e sconsolato che sconta i suoi celebri natali più o meno dal giorno in cui è nato si libera dei punti deboli ma mantiene intatti i suoi minori afflitti e i suoi inni corali, agghindando le composizioni con dei bei duetti e una voce che finalmente trova un carattere inconfondibile (per i malpensanti, I heard your voice in Dresden ne è testimonianza) fino ad un brano, inaspettato e bellissimo, che è "I'll be arriving" e che io ho etichettato come "blues voodoo dalle sonorità waitsiane" per stupire gli amici.
una crescita simile in un così breve spazio di tempo (e, per di più, all'interno dello stesso genere musicale) fa battere le mani alla notizia di un tutto esaurito a Londra e fa prevedere solo le cose migliori per il futuro.
Elvis Perkins in Dearland è uscito il 10 marzo e si può trovare, inutile che lo dica, un po' ovunque; ma ogni volta che non comprate un album di Elvis Perkins, dio stermina una famiglia.

en passant, ieri è uscito il nuovo disco di quel complesso di Portland, Oregon che tratta sempre di faccende anacronistiche con i disegni kitsch. domanda: è bellissimo o è come dice il critico di pitchfork? risposta: è bellissimo! domanda: se lo compro sul sito ufficiale ci sono in palio lauti premi? risposta: sì! e per ogni copia che viene acquistata, un critico di pitchfork ascolta i megadeth per l'eternità.