siccome non riuscivo a dormire per questa ragione, volevo scrivere un sacco di meraviglie su 'tis (o meglio il libro dall'orribile traduzione "che paese, l'america") di frank mccourt, ma non saprei da dove cominciare dal momento che apparirebbe riduttivo ghettizzare in compartimenti stagni ironia, poesia? nulla più. comunque siccome lui è dio il pulitzer lo ha meritato.
come tutti i grandi libri 'tis si conclude con una morte ma frank mccourt la affronta con una levità in cui confluiscono ironia e poesia, e sì è facile dire poesia, ma è l'ironia a contenerla e non vice versa, per meglio dire non è uno spicciolo autogratificarsi per mezzo di un'evocativa giustapposizione di parole, au contraire! e contemporaneamente la conclusione si trova ben lontana dall'essere sbruffona e pretenziosa come potrebbe sembrarlo una fine con "La Morte" attraverso i rimandi al ciclo vitale, alla catarsi, etc. è anzi sguaiatamente irlandese e piuttosto confortante e mi ha ricordato di quando io e mio fratello chiamavamo la nonna emergenza lutto perché non appena incominciavamo a ridere per delle sciocchezze lei ci faceva gli occhiacci come a dire non vedi che c'è tuo nonno? smettila.