L'amore ai tempi della chiusura della Jubilee Line
l'O2, oltre ad essere il luogo meno raggiungibile di londra a parte hillingdon (che rimane un crogiolo di briganti e pendolari, ma almeno pare destare qualche interesse negli addetti ai trasporti pubblici) è anche la struttura che ha accolto pierce brosnan nelle vesti di james bond più o meno nella stessa maniera in cui i tetti senesi hanno recentemente accolto daniel craig.
ex-millennium dome, con l'esaurirsi dei fulgori scaturiti dall'avvento degli anni '00, ha saputo strategicamente rinascere come centro commerciale.
un centro commerciale.
completo di famiglie che si rilassano davanti alla merenda del sabato, due sale da concerti (la più piccola ospita 2000 persone e la più grande è stata battezzata appropriatamente arena, riuscendo a contenere - pensate! - 548 WC), e un multisala ecomostro che proietta "kate hudson d'oro", "jodie foster tenta una svolta nella sua carriera, fallisce" e "step up 2 - know what? not interested".
siamo davvero qui per fare i moralistoni solo perché è un po' svilente vedere un concerto in un centro commerciale? NO. d'altra parte un commesso starbucks lì dentro mi ha fatto la scenetta de IL PETROLIERE. cosa m'importa del consumismo se un commesso starbucks fa le scenette de IL PETROLIERE. QUESTO, è opporsi al sistema. e non m'importa nemmeno del sospetto retaggio youtube per cui "oh questo bambino carino sa ripetere questa frase di un film con convinzione, la imparo anch'io!", la frase più colta che ho sentito pronunciare in questo tipo di posti prima di conoscere daniel day starbucks è stata "francamente me ne infischio" e la persona giovane che citava aveva tutta l'aria di stare per aggiungere "CIT. CELENTANO".
lode all'O2, quindi.
l'indigO2 come è evidente fa il gigione con il nome della struttura in cui è inserito, è il più piccolo dei due locali per concerti, e non può nemmeno pensare di competere con i 548 - pensate! - WC dell'arena. l'acustica è buona, le luci lo sono a tratti (a tratti sono l'episodio 38 dei pokemon), e trattandosi di una sala piuttosto nuova non è presente nemmeno lo spiacevole effetto di quella miscela di birra versata unita a detersivo che si manifesta sotto l'aspetto di pavimento ma ha la concretezza di sabbie mobili; il tale che mette i dischi va da jeffrey lewis a uno schifo aberrante, ma perché lamentarsi, da starbucks c'è un commesso che fa la scenetta del petroliere se gli domandi le cannucce.
il gruppo spalla di andrew bird (il quale è, sorpresa!, la misteriosa ragione della mia serata all'indigO2 e che dev'essersi risentito nello scoprire di non avere a disposizione - pensate! - 548 WC come dolly parton) è emil svanängen in arte loney, dear, meno felicemente visto esibirsi a luglio insieme alla sua band come spalla di joan as policewoman (e di andrew bird).
al tempo li descrivevo come "damien rice con meno ego meets amandine più felici", ma devo ricredermi perché un'ora intera a disposizione li rilassa e li rende più giocosi. una voce migliore di damien rice, e una donna-accessorio meno indispensabile di lisa hannigan, che però sorride sempre.
emil svanängen e il carisma invidiabile. parla della bellezza dell'inghilterra e del suo aver accresciuto il potere della mafia, poi si corregge e parla soltanto della bellezza dell'inghilterra. il signore accanto a me sapendo che sono italiana si mette a sghignazzare scompostamente. dapprima voglio rompergli la testa sulla transenna gridando "fish and chips!!!", poi penso al governo italiano e gli do ragione. oggi, per non guardare a questa come a un'occasione persa, penso a bondi ministro dei beni culturali.
emil svanängen e le strategie di marketing. invita il pubblico a comprare i primi dischi, perché l'ultima volta che ha controllato su internet c'era solo l'ultimo.
emil svanängen e il suo inglese invidiabile. racconta di stare imparando l'inglese sul navigatore satellitare.
a un certo punto di the meter marks ok interrompe la canzone chiedendo al pubblico di cantare e dicendo che lo chiedeva sempre prima di rendersi conto che quando lui stesso va a sentire i concerti odia cantare. il pubblico abbocca e canta. tutto il concerto prosegue sulla linea di questa comicità awkward (altrimenti non descrivibile) del continuo contraddirsi che a me piace moltissimo perché penso che se fossi al suo posto anche io utilizzerei una comicità awkward (altrimenti non descrivibile). ma questo NON è il saturday night live: come sono le canzoni? belle. grande energia che di certo non è la prima cosa che ci si aspetta da un gruppo di svedesi bolsi il cui frontman porta una camicia di flanella che sembra presa direttamente da michael palin mentre dice "I wanted to be... A LUMBERJACK!". le canzoni più lente sarebbero un peso se non ci fossero gli stacchetti comici, che però ci sono. the city, the airport è rumorosamente acclamata; durante una canzone, non ricordo quale, il gruppo fa davvero casino.
damien rice meets i'm from barcelona, meno cazzari.
e ora, il Più Bel Concerto di Andrew Bird. è un concerto solista, e quelli con la band al completo sono insostituibili, ma un suono così denso con così pochi strumenti (non c'è nemmeno il glockenspiel!) non si era mai sentito. come amplificano il suono del violino di andrew bird? è soprannaturale. un microfono del genere io lo voglio nel CUORE in modo da far credere a tutti che stia per arrivare il mostro di cloverfield. è indescrivibile.
andrew bird è uno che agisce con cautela: si presenta cercando di salvarsi dall'irrisione e dicendo che non è un periodo di show dal vivo, che cercherà di comportarsi come se stesse suonando nel salotto di casa di fronte a mille persone, che sta registrando il disco nuovo. in cuor mio penso "ti amo, ma basta gratuità cervellotiche come l'espressione calcified arhythmatists di oh no". oh no è una nuova canzone e oltre a qualche episodio di bullismo linguistico è l'emblema di una strada intrapresa non nuova ma alleggerita (su certe cose pop - il ritornello, il fischio spensierato - l'andrew bird jazzista serio scuote la testa, io gioisco) e con sempre presente il "muro di suoni come ultima meta prefissata".
il tema della solitudine umana che si manifesta concretamente come uomo che ha paura di prendere l'aereo ma ci è costretto è quasi sempre presente, e oh no è proprio il grido di un bambino spaventato dall'aereo che sembra esternare la paura di andrew bird, e che qui è funzionale perché esterna anche la paura dell'umanità intera.
le canzoni vecchie sono irriconoscibili, e prima di piantarla con tutta questa aggettivazione dirò che the naming of things è stravolgente e poliritmica, un piccolo passo verso l'africa, un grande passo dall'illinois, anche il fischio sembra dovere qualcosa agli ascolti africani di andrew bird, ma non manifestamente, come a dire "male che vada, è sempre esotico". la mescolanza degli stili è così ben macchinata che non è possibile individuarli distintamente.
the confession è riconvertita in un brano à la loney dear (per scelta). non mi stanco mai di ripetere che why? è un momento intenso che su cd sembra piuttosto banale.
the water jet cilice, pezzo rinominato self torture una volta trovate le parole, e di nuovo rinominato the water jet cilice evidentemente perché più evocativo e molto poco emo, nonché 53 miei ascolti su Last.Fm, è il meno stravolto (insieme a spare-ohs, annunciata come "this is a song I wrote for letting my chickens down") di tutto il concerto. sia chiaro, il mio "stravolto" è da intendersi positivamente a meno che io non stia parlando di the confession o di glass figurine (nel caso dovesse suonarla in futuro) o di joan as policewoman in generale.
tra gli inediti belli, sectionate city, nata dall'aver male interpretato le parole di david bowie, e anonanimal, in cui bird in pratica rappa fluentemente (lo giuro! e io lo avevo detto!). tra gli inediti brutti: nomenclature, che è annunciata come - guarda caso - una canzone sulla nomenclatura scientifica, ed è sia nei temi sia nella musica già tristemente maniera.
ma il momento di maggiore sublimità è raggiunto con la solita storia di lui e i pupazzi e il fatto che non si vergogni di dire a un pubblico di 2000 persone, che non sono 20000 né - pensate! - 548 WC, ma sono comunque 2000 persone. di dire, dicevo, di essere quello che tutti chiamano DR STRINGZ.
un'affermazione di identità senza 548 WC.