venerdì 16 dicembre 2011

lunedì, 12 febbraio 2007

io mia mamma e mio papà andavamo in illinois in un posto dimenticato da dio sperso nel verde dove ogni tanto spuntavano delle fattorie mastodontiche riconvertite in sette piani di centro benessere o pasticceria. le finestre erano in realtà vetrate e io sbirciavo persino attraverso quelle del settimo piano, ma non trovavo nulla per cui valesse la pena rimanere. mio papà diceva che la capanna rossa l'avevamo trovata, ma io dicevo "no deve avere due silos!". continuavamo quindi il nostro cammino alla ricerca di una capanna rossa e due silos, a piedi nudi sull'erba prima e poi nella fanghiglia delle rive di un fiume che risalivamo con l'acqua ai polpacci per giungere ad una grotta con cascatelle naturali e rocce (essendo una grotta).
i nativi dell'illinois non se ne curavano.
scalavamo le rocce e raggiungevamo un altopiano dal quale si vedeva, sulla parete rocciosa destra, una specie di enorme cerchio con dei palchetti (c'erano persino i palchetti d'onore) che contenevano altri nativi intenti a guardare di sotto, uno dei quali ci diceva "starete o no per la funzione? ora c'è il gospel" e io pensavo che non avrei mai voluto mai assistere a una funzione in chiesa, ma in fondo quella era una grotta.
nel frattempo, mi guardavo intorno. ed in effetti un individuo verdevestito quasi fosse il giorno di san patrizio passava e io lo riconoscevo come volto già visto, al che mi giravo verso mio papà che nel frattempo era diventato mio papà da giovane il quale annuiva anche lui convinto di averlo già visto. mio papà da giovane però, stufatosi del gospel dopo qualche minuto, iniziava a gridare "anèr andré breton! dove sei!" nell'accento dell'illinois per farsi comprendere e poi anche in bergamasco per ischerzo.

poi ho sognato che due myspacer illuministe prerivoluzionarie fan dei my chemical romance si incontravano sotto la bastiglia dopo avere fatto il test online dei cinque difetti inserendo delle particolarità assolutamente banali e scarsamente originali; si dicevano, quindi, "ooooohhhh quanto siamo ugualiiiiii".