venerdì 16 dicembre 2011

lunedì, 30 aprile 2007

Oh my fiction

jeremy warmsley è un mezzosangue anglo-francese o franco-inglese e il suo primo disco, the art of fiction, è uscito ad ottobre del 2006.
the art of fiction è un piccolo disco delizioso ed un'ariosa presa di distanza dalla londra post-libertines da parte della londra post-libertines.
mentre l'antifolk d'oltreoceano sembra prendersi un anno sabbatico (pur producendo ancora cose interessanti, si veda alla voce matt singer), è finalmente la scena antifolk inglese ad avere qualcosa da dire attraverso un'avanguardia di enfant prodige (fa un effetto strano dirlo) (anche se è tutta gente nata negli anni ottanta) (non è charlotte church insomma) (quanti anni ha oggi charlotte church?).
jeremy warmsley è una specie di sondre lerche polistrumentista della west london ma racconta storie più variopinte che iniziano sempre nei club/bar raccontati da arctic monkeys e klaxons e affini, ma assumono poi una forma più gentile e in linea con gli arrangiamenti d'archi di the art of fiction, che guarda in modo distaccato al nu rave da una nuvola antifolk che parla cockney.

basia bulat invece pubblica oggi il suo album di debutto che si intitola oh my darling ed è composto da 12 brani che durano in tutto quaranta minuti. lei, è stata paragonata moltissime volte a beirut non soltanto perché beirut la stima ma anche perché entrambi hanno il fetish dell'ukulele. ovviamente basia bulat essendo donna scrive cose molto più femminili, ma non PESANTEMENTE e VISTOSAMENTE femminili. si tratta piuttosto di idilliucci (sic!) di pochi versi che accennano a qualcosa di sfuggente. ricorda qualche testo di nina nastasia senza tutto il bagaglio dark. rispetto a beirut, che è molto corale, le canzoni di basia bulat sono dei quadretti intimi che parlano di amore, perdita, inverno, senza mai una lamentela.