sabato 17 dicembre 2011

lunedì, 31 ottobre 2011

La rivoluzione violenta

finalmente ho sognato l'apocalisse zombie.
vivevamo in ripari di fortuna, caserme abbandonate, ma l'elettricità di tanto in tanto funzionava. c'era chi, con parsimonia, metteva sotto carica il telefonino, chi usava internet (non a lungo, dato che l'umanità era tutta morta eccezion fatta per altri gruppi sparuti all'oscuro della nostra esistenza e che, comunque, non avevano i nostri numeri di telefono). una volta, addirittura, salivamo su un ascensore che conduceva al nulla, a vedere la vista di São Paulo. (qualcuno, sull'ascensore, mi domandava del mio lavoro a Vice). (c'era il tramonto).
ci installavamo in un ospedale abbandonato e io mi fidanzavo con un tale di nome Alan. Alan non era certo un adone (somigliava a Biff Tannen) ma c'era passione e lui era addetto alle razioni e conservava per me grosse fette di grana padano e pan bauletto stantio. poi, offrivamo ospitalità a un altro gruppo di superstiti, e lì cominciavano i problemi. qualcuno era sicuramente infetto. un signore aveva la faccia strana e barcollava, io sospettavo fosse uno zombie, perciò gli facevamo le analisi del sangue con una serie di macchine del caffè da cui fuoriusciva sangue anziché caffè. (qualcuno diceva: «Ma sono macchine del caffè»). tutte le parti in vetro delle macchine esplodevano, e allo stesso modo, nell'ospedale, esplodeva la rivolta. prima di tutto urlavo ALAN!, ma Alan non era da nessuna parte, e probabilmente era morto. per provare a tutti che il mio amore per Alan non aveva offuscato le mie capacità razionali, sparavo in testa a una tizia che stava mangiando un bambino.