insomma c'erano questi soldati in brache medievali che avevano progettato un genocidio da mettere in atto nella palestra femmaschile non ricordo del goldsmith's college di londra che era in arizona che era al confine con le marche.
e la salvezza la si poteva raggiungere soltanto mediante corruzione dei doganieri marchigiani, poco spaziali ma tanto tanto assetati di sangue e di vita e di pensieri. soprattutto pensieri poiché erano marchigiani e un poco lenti e il regime bracamedievalista li aveva privati di tutti i bei ricordi dei sogni sbocciati e dei concetti fioriti e della filosofia. e anche un po' del latino, al che io dicevo
- è un bene.
io mi svegliavo in vestaglia all'interno di un frigorifero per i gelati confezionati mia unica fonte di sostentamento insieme a dei gran sonnellini, dal momento che l'unico modo per scacciare le situazioni fastidiose è dormirci sopra. sognavo di amore, onore e tanto tanto vento, probabilmente anche perché, in fondo, dimoravo in un frigorifero funzionante.
dopo qualche giorno, i soldati avevano scovato la mia fredda oasi o ambasciata di pace al cioccolatopanna.
io, un po' di paura l'avevo.
io, li uccidevo tutti.
fuggivo dunque dall'arizona alla volta delle marche, dove numerosi ufficiali mi portavano via i sogni che sognavo di avere sognato.
la festa era grande e c'erano almeno centomila invitati, di quelli che sì, offrono un dono o un pegno, ma tracannano poi gli alcolici più costosi.
io tentavo di sciogliere un rebus che conteneva di sicuro la parola tir ma ora che ci penso forse anche la parola camper o pulmino. vi era infatti il disegno di un tir o di un camper o di un pulmino.
la magione si affacciava su un parco vasto sconfinato in cui passeggiavano noncuranti famiglie musicisti e pupazzi dei cartoni a grandezza naturale che reggevano sulle spalle qualche giardiniere.
nelle latrine, che erano delle ottuagenarie e legnose baracche di forma ottagonale, io discutevo con fra galdino.
e tutt'a un tratto frastuono! e l'intero stato dell'arizona che mi giudica colpevole di aver dialogato con fra galdino in vestaglia.
e un saggio appollaiato in cima ad una ruota di carro a dire che un lungo cammino e una meta raggiunta conducono (principalmente) a suole bucate.