il timore dell'esame di stato fa, nello stomaco, lo stesso suono dell'amore.
lo psicologo di repubblica.it non sa niente.
non è l'esigenza di far bene ma il domandarsi chissà dove mi metteranno cosa porto da mangiare riuscirò a guardarmi in giro? non è il "perché se no" conseguente. a me queste cose non fanno dormire non tanto quali grandi paure ma piuttosto come un viaggio lungo o breve che sia, l'aeroporto, soprattutto lo strano odore dei bagni accogliente alle sei del mattino. quando ho scritto a marzia quella lettera divertente in cui la signora mi guardava male perché entravo nel bagno degli uomini. incominciata a linate e terminata a fiumicino. stansted grande l'odore di brioche la gente che corre e sembra non vada in nessun posto come tom hanks, ma che alla fine non si trova più: passato il metal detector strappata la carta di imbarco con il sapore di pizzetta e acqua fredda in gola e cicche per deglutire e stapparsi le orecchie e l'odore di cuoio degli stand dei ricchi dove non vendono più i ray ban pieghevoli bensì le scarpe firmate prada pollini coq.
tutto converge infine nel grande velivolo madre di latta catherine zeta jones.