Quel bus per Israele
buone notizie: non bisogna necessariamente essere me per non riuscire a completare una sinfonia.
è sulle incompletezze che gioca "la banda" di eran kolirins, ariosa opera prima che ritrae un mondo piccolo e tutto privato da cui fa capolino la Storia senza le pretese di avere una S maiuscola all'interno della vicenda ma invece lasciando lo spazio alla favola (sì ma non è amélie, capito bene? "favola" lo sto dicendo riferendomi al realismo, e di certo non con una di quelle spille pacchiane a forma di fiore appuntata sul taschino), d'altra parte nella situazione attuale dubito si inviterebbe una banda della polizia egiziana a suonare in israele.
è l'incompletezza dei personaggi, delle loro azioni, del "perso nella traduzione" che viene resa maestosamente da:
1) attori che non hanno del resto bisogno di parlare per esprimere TUTTO; rughe, nei e infiniti sguardi di non-detto si sostituiscono al linguaggio, e comunque una buona recitazione aiuta
2) una regia saggia che soltanto perché il film ha nel titolo la parola "banda" non inserisce 500' di sonorità etniche al grido di "kusturica!" ma anzi gioca sui silenzi e taglia più che può le inserzioni musicali.
una vicenda di poco conto (il regista mette le mani avanti dall'inizio) che parla di uno scambio umano che non avviene in nome dei Grandi Ideali, ma per bisogno di contatto (se il film non mi fosse piaciuto direi NINFOMANIA), generosità-gentilezza (il tapirone colonnello, che è l'immenso sasson gabai, dice "scusi" ogni volta che pensa) e un placido buon senso senza per questo fare apparire la storia come una riunione di ragazze madri.
le categorie in cui rientra la banda su imdb.com includono "roller skates", per i feticisti. la banda, infatti, somiglia molto a boogie nights.