Rimettere innocenza nella parola uccello
anni fa, su per giù al tempo dei POG, andava per la maggiore un video che, oltre a mostrare delle aberranti libellule in CG, doveva il suo successo al fatto che l'iniziale del nome della cantante significasse anche "ape".
il brano in questione continua a non deludere e lei era Billie, quella che sarebbe tornata a chiamarsi Billie Piper in seguito al declino dell'adolescenza, a un estenuante accapigliarsi con il consulente d'immagine, e all'elettroshock.
il fascino dei nomi di api ingiustificabilmente cheesy, lungi dal volersi esaurire con l'avvento dei nomi con il "the"*, è stato rinfocolato negli anni '00 da - e questo è indiscutibile - bee and flower, il cui shoegazone denso e tedesco che richiama in un baleno pj harvey sembrerebbe non rispondere alle esigenze dettate dal nome tenerello, anche perché: in Italia chi ha scritto un pezzo che si intitola l'ape e il fiore? Giovanni Allevi? FAIL.
eppure il vero stupore si scatena con il duo apparentemente più sobrio, ovvero the bird and the bee, side-project della vita di Greg Kurstin, uomo di mondo con una pagina wikipedia piuttosto eloquente, e Inara George, i cui meriti (ad esempio: uno dei più splendidi album del 2008) attribuivo totalmente a Van Dyke Parks prima di cadere di denti nella vita reale ascoltando ray guns are not just the future tre settimane fa.
the bird and the bee sono una coppia sofisticata di quelle che sanno subito che musica mettere a un aperitivo con amici e che a pranzo mangiano solo sushi, ma a differenza delle coppie sofisticate che mangiano solo sushi non si sono fottuti il cervello, fanno del pop genuinamente consapevole, e lei è sposata al regista di walk hard.
ray guns are not just the future rispecchia la leziosità rétro losangelina solo nella misura in cui tutti gli elementi del buon pop vengono utilizzati senza riserve, mescolando lessico basilare (handclaps che danno un avvio promettente al disco in my love) e accorgimenti raffinati e gradevoli (arpeggi a secchiate in baby; persino del ragtime! in you're a cad) e melodie distinguibili ed efficaci anche nei pezzi più deboli (tutti quelli che iniziano sembrando canzoni di Emiliana Torrini, baby e meteor e birthday ad esempio) e un pezzo di riempimento di 9 secondi che si intitola Phil e parrebbe gridare "got the pun, biatch?".
sarà per via di tutti questi anni di folk indefesso, ma mi stupisco sempre quando riesco a distinguere una canzone che è finita dalla successiva.
per inciso, non risultano spiacevoli quanto potrebbero nemmeno i momenti di pura autoincensazione, come quello spregiudicato stereotipo folkloristico con piglio da eurodance che è love letter to Japan e, anzi, ci si auspica che diventi il tormentone indie tamarro dei mesi a venire, nonché il brano di cui si senta più la mancanza alla festa iniziale di cloverfield.
in polite dance song si ha la summa di tutto il materiale, sia quello più ricercato che quello più intenzionalmente ingenuo, che si trova frammentato in tutto l'album. polite dance song è anche una canzone pop così riuscita e nel contempo così saziante da emozionare a tal punto che non ci si sente di ritenere automaticamente fesso chiunque citi come un mantra la richiesta cortese di Inara George che canta "would you please clap your hands?"; da emozionare a tal punto che non ci si sente di ritenere automaticamente fesso CHIUNQUE LO FACCIA.
IN SINTESI - ray guns are not just the future: un disco di testa o di pancia? un disco di testa che funziona come se non lo fosse. comunque i the bird and the bee non sono i don caballero.
la prima lettera del mio nome è anche la prima lettera della parola "luccio".
* in questo senso rimandiamo all'emblematico gruppo inglese THE BEES.