venerdì 16 dicembre 2011

mercoledì, 2 maggio 2007

Il teatro federale è morto, lunga vita al teatro federale!

che la storia del teatro americano sia legata quasi sin da principio alla socialità borghese americana è chiaro ed è esemplificabile attraverso un singolo episodio: aprile 1865, john wilkes booth, attore, spara ad abramo lincoln, presidente. questo evento, oltre a spiegare il motivo per cui gli stati uniti scelgano rappresentanti del popolo restii a partecipare ad attività culturali, conferma che gran parte della vita pubblica si svolgeva all'interno dei teatri. l'attività teatrale in america è vista già dai suoi incerti primi passi come un business stratosferico e multiforme in grado di adeguarsi a gusti e capricci del pubblico e, nello stesso modo, di cancellare senza remore i prodotti non vendibili.
l'estensione del territorio fa sì che prolifichino fertilmente compagnie stabili e gruppi itineranti (che sperimentano showboat e treni) e scuole attoriali la cui attenzione è sempre più rivolta verso broadway che, in qualità di luminoso jabba the hutt ante litteram, ingloba tre quarti della vita teatrale americana (in breve, gli spettacoli vengono confezionati a broadway per poi essere mandati in trasferta).
il potenziale economico della ormai avviatissima macchina teatrale non è sconosciuto al nostro onnipresente franklin delano roosevelt nel momento in cui fa dell'iniziativa pubblica la carta vincente del new deal - ed è così che nasce l'FTP, che non sta per file transfer protocol bensì per federal theatre project, uno dei quattro (in seguito diverranno cinque) progetti legati all'arte che l'amministrazione roosevelt promuove per creare posti di lavoro.
nei suoi momenti migliori il teatro federale impiega 12700 persone e riporta in vita living newspapers e teatro politico, vaudeville e shakespeare, marionette e adattamenti di pièces straniere, avvicinando strati diversissimi della popolazione al teatro e spingendo l'alta borghesia a dire "omg i proletari invadono i nostri spazi!". ovviamente questo tipo di pensieri non viene dissipato dalla crescente attenzione per il negro theatre e ciò che ne consegue, che non è solo otello bensì ad esempio un macbeth diretto da orson welles ed ambientato ad haiti.
è in questo contesto che si colloca the cradle will rock, opera da tre soldi di marc blitzstein il cui potenziale agit-prop inquieta un'america che pur di tenere lontani i comunisti faceva affari con l'italia fascista e lanciava inspiegabilmente e con fervore un custode del museo guggenheim con la passione per l'arte - jackson pollock - per contrastare l'arte degenerata proveniente dalla russia.
come è chiaro, lo spettacolo viene censurato il giorno della prima con tanto di armati a sbarrare le porte del teatro, ma l'opera viene portata in scena la sera stessa dal solo blitzstein, accompagnato dal suo pianoforte, e in seguito dagli attori, che si dividono tra palco e platea aggirando le direttive del sindacato che impedivano di portare lo spettacolo «su un palco». il clamore che la vicenda suscita è quello di un piccolo soviet e l'opinione dei presenti sarà quella di avere assistito a una festa irripetibile, al crearsi di un qualcosa di irripetibilmente cinematografico. motivo per cui orson welles (regista della prima del 1937) decide di dirigere un film sulla contrastata messa in scena di the cradle will rock. il progetto non verrà portato a termine, ma verrà ripreso una quindicina di anni più tardi da tim robbins.
cradle will rock di tim robbins è una festa di colori e un susseguirsi di performance di attori bravissimi che affronta in maniera scanzonata la paranoia che condusse alla non-messa in scena dell'opera. ma cradle will rock non è soltanto questo, poiché ambiziosamente tenta di illustrare le contraddizioni dell'epoca attraverso più eventi emblematici (the cradle will rock; la deposizione di hallie flanagan, direttrice dell'FTP, al congresso; la costruzione-distruzione dell'affresco di diego rivera nel rockefeller center; il flusso di opere artistiche provenienti dall'italia in cambio di supporto da parte degli stati uniti).
ed è forse questo anche il punto debole del film, poiché il tentativo di far convergere tutti questi aspetti per illustrare un'unica realtà è bellissimo e ammirevole, ma incorre inevitabilmente nei limiti concreti della realizzazione cinematografica: viene, così, posticipata l'invasione dell'etiopia al 1936 e un discreto numero di eventi collocati a distanze temporali piuttosto elevate viene fatto accadere nel medesimo arco di tempo.
tuttavia gli avvenimenti in sé e la realizzazione dello spettacolo sono riprodotti fedelmente, fatta eccezione per un orson welles la cui esuberanza viene esageratamente stereotipata e, ancora, che scopriamo essere l'Idiota di saw III! non scherzo.
fatto sta che cradle will rock (ignominiosamente tradotto come "il prezzo della libertà") è un gioiello maestosamente recitato, con la camera che salta letteralmente addosso ai personaggi per suggerire e non sovra-analizzare; è un film che non critica ferocemente ma piuttosto ammicca in modo ironico concedendo la critica allo spettatore - ma è comunque un film la cui sequenza conclusiva alterna riprese della sifilide al microscopio dipinta da rivera a una visione di times square al giorno d'oggi.
è un film che fa dire grazie tim mi spiace che tu sia morto in mystic river.

curiosità: durante i titoli di coda quella che si sente, sì, è pj harvey e quelli che si sentono, no, sono eddie vedder (sic) e susan sarandon

comunque, oltre all'Idiota di saw III, cradle will rock non deve avere portato bene al suo cast dal momento che successivamente: susan sarandon ha fatto shall we dance?, emily watson ha fatto red dragon con ed norton che vabbè è come il prezzemolo, hank azaria boh, joan e john cusack sono Spariti, bill murray fa i film con la coppola, paul giamatti si è prestato per the illusionist (dove comunque è l'unico bravo), jack black ha fatto una serie di cose innominabili, cary elwes è estremamente eighties.