venerdì 16 dicembre 2011

mercoledì, 20 febbraio 2008

Il post in cui lui alla fine muore

into the wild

buone notizie - christopher mccandless non è un santone vegano.
il suo viaggio, che non consiste nel rigetto della società capitalistica bensì in una convincente ma molto più utopica ricerca della felicità (ed è per questo che in sostanza il personaggio risulta credibile e non un santone vegano) va di pari passo con la narrazione di sean penn.
per raggiungere i propri scopi, sean penn e supertramp utilizzano tutti i mezzi a loro disposizione affidandosi ai classici, non disdegnando le tecnologie, il lavorare in un fast food o l'utilizzare slogan impregnati di cultura capitalistica e meritocratica ("if you want something in life reach out and grab it" FTW).
non sto giustificando le scelte registiche di into the wild e dio ci scampi da elicotterate, voci fuori campo ridondantemente inutili che invece di approfondire "psicologia" e "scelte" fanno una moralina a due genitori che in fondo non sono il Male (il Male è infatti eddie vedder), abbracci finali al ralenti e split screen.
giuro: split screen. ma non una cosa a modino come brian de palma, semmai uno split screen più accostabile a 24 prima stagione, senza la minaccia terroristica: qui la minaccia terroristica è un alce putrefatto.
eppure emile hirsch è bravo e non si esclude qualche immedesimazione (non troppe però), lo stesso vale per una gran quantità di principali personaggi di contorno (anche quelli stereotipati poiché visti attraverso lo sguardo di un protagonista che proprio ingenuo non è - punto il dito su di voi, danesi che ballano sulle note di superfreak, voi, hippie imborghesiti, voi, genitori loschi, ma non su di voi, vecchietti carini).
il bastone, la carota.
un sollievo di fronte all'acquisizione della consapevolezza che non si tratta di due ore e mezzo di santoni vegani perché qui c'è uno che mangia anche gli scoiattoli!, pace all'anima loro.

cloverfield
new york è una città piena di yuppie che muoiono

il mostro è una CREATURA grigia tentacolata baleniforme con i denti aguzzi le orecchie retrattili la coda da t-rex forse anche le chele che espelle ragni alieni muscolosi che fottono la popolazione umana. si grida "non vi è bastato l'11 settembre?". una volta fuori ho quasi vomitato, bis.

lo scafandro e la farfalla di julian schnabel è un film che rivoluziona il significato dell'espressione "scrivere un libro in un batter d'occhio", rivoluziona il concetto di film bellissimo, rivoluziona il concetto di film bellissimo con i disabili, rivoluziona la soggettiva in un ben misurato equilibrio interno-esterno che mette a contrasto la greve staticità dello "scafandro" visto da fuori e la vividezza di un pensiero che rimane aggrappato alla vita con tutte le forze ma soprattutto attraverso una palpebra e la capacità immaginativa - i sogni sono così concretamente vitalistici da risultare palpabili almeno quanto la realtà ospedaliera! -, rivoluziona la commistione di momenti di dolore non banalizzato e risate magari un po' sciocche come è giusto che sia, come è anche nelle invasione barbariche (per forza, c'è metà del cast de le invasioni barbariche), rivoluziona il cast de le invasioni barbariche, rivoluziona lenny kravitz, rivoluziona.