sabato 17 dicembre 2011

sabato, 28 febbraio 2009

Gli Dilli

San Francisco è una città nota a tutti per la nebbia e per il film "Mrs Doubtfire".
nel centro di San Francisco, lievemente più ad est dei momenti clou di Mrs Doubtfire e lievemente più a nord della moralità elastica di Tenderloin, su una strada che - poco meno che simbolicamente - si chiama "California", sorge Grace Cathedral, la cui apertura dal punto di vista dottrinale non giustifica le licenze estetiche e i prestiti furbetti che si è concessa: il portale di Grace Cathedral è la Porta del Paradiso (non quella vera), e su wikipedia gli americani foraggiano la loro causa aggiungendo che nemmeno sul battistero di Firenze ci sono più le formelle del Ghiberti, che sarà pure una buona difesa ma, guarda caso, non riduce l'effetto straniante che si ha di fronte a questa simpatica costruzione, livida e sgraziata e con i missiloni in pietra.
eppure, sarà che da lontano si riesce a vedere il mare, ma c'è qualcosa di assolutamente non mistico che fa leva persino sugli animi degli esteti più scettici e dota Grace Cathedral di un'imponenza che si imprime nella memoria con la stessa suggestività delle persone nei giardini di fronte, immobilizzate come in qualcosa di Seurat se questo qualcosa avesse un transformer gigante disegnato dietro.
una simile impressione trasognata e decadente ha spinto il sempre attento Colin Meloy a dedicare uno dei suoi pezzi più riusciti a una visita alla cattedrale avvenuta il primo giorno di qualche anno fa, e nella sua distintiva floridezza linguistica C.M. insegna contemporaneamente a decantare eventi luttuosi e ad annusare San Francisco. non è comunque corretto dire che lui abbia avuto la mia stessa impressione, meglio sarebbe ammettere che la mia impressione è tutta ricavata da quello che avviene qui (tremolii della videocamera a parte):