tra le tante sorprese del mio film preferito che non ho visto nel 2008, cioè in Bruges di Martin McDonagh, c'è quella di trovarsi di fronte a un prodotto estremamente cinematografico messo in piedi da un drammaturgo minuzioso. questa, e le battute divertenti sugli americani.
soffermiamoci sulla prima: se la mancanza di un buon equilibrio era ciò che imbrigliava sleuth (che pure era una pièce straordinaria) nella terza pagina di una fanzine intitolata "oltre la quarta parete", in Bruges vanta una scrittura perfetta, vigile e mai sforzata unita, di più!, avvinta a una regia delicata ma sempre presente unita alle battute divertenti sugli americani unite a Brendan Gleeson quasi protagonista.
se ciò non bastasse, si hanno dei tocchi azzeccatamente arty mitigati dall'umorismo (si pensi all'esempio più ovvio, ovvero la sequenza allucinatoria finale, ma anche all'unico flashback del film, ovvero quello che ha dato il primo di numerosi la ai titolisti italiani) e una commistione di generi CHE SHAKESPEARE SI STUPIREBBE, vale a dire thriller e introspezione psicologica e un filo di splatter come sfondo a una tragedia contrappuntata di spunti comici inesauribili (o una commedia contrappuntata di spunti tragici un po' meno corposi, in base al punto di vista del bicchiere mezzo pieno: le persone dei golden globes, ad esempio, hanno ritenuto in Bruges un "musical" o "commedia").
la notizia buona è: Colin Farrell tristino; la notizia media è: nel film compare Jérémie Renier WTF; la notizia cattiva è: se questa domenica ai BAFTA vince tutto Danny Boyle gli sparo.
in Bruges in italiano ha come sottotitolo "la coscienza dell'assassino" per chiarire un po' di cose.