venerdì 16 dicembre 2011

venerdì, 08 giugno 2007

un working title per tutto quello che segue potrebbe essere "oh how it shakes the ground", ma è piuttosto cretino, come lo sarebbe "this bird has flown". se non altro quest'ultimo ha dei nobili natali. comunque avevo pensato a un titolo molto bello che ho prontamente dimenticato. ho deciso di rinunciare a citazioni dal werther perché il lettore non accorto potrebbe pensare che ci sia qualcosa di serio (c'è).

andrew bird è un uomo timido il quale se andasse a prendere il tè da una signora e stesse masticando una cicca probabilmente non chiederebbe di buttarla via e berrebbe un tè al sapore di cicca per paura di disturbare.
quando è sul palco, è una creatura fatta tutta in modo diverso.
esclude il mondo intero e butta fuori il suo mondo che è fatto di scenari idillici e limonate gessose e banchi di nubi che si spostano sopra elizabeth (illinois) e cellule che crescono e mostrano i pugni alle più deboli e ancora lumache preistoriche, aeroplani in fiamme, piedi freddi sul pavimento del bagno, imperi distrutti.
l'arco del violino fuma ad ogni nota (non è un'immagine iperbolica!) e le gambe tengono il tempo in tonfi sgraziati e coordinati tanto che ci si può figurare la scena come nei fumetti di snoopy quando qualcuno balla e sopra appaiono i piedini bianchi e i piedini neri. io vedo i piedini bianchi e i piedini neri sulla testa di bird tutto il tempo, poiché non sta mai fermo.

nel momento in cui hanno iniziato ad etichettarlo come swing revival, andrew bird si è stancato ed è passato ad altre cose. poi si è stancato e ha fatto altro ancora. quando all'unanimità i critichetti pitchforkiani lo diranno indie cosa farà? un album con beyoncé? secondo me sarà: bello.

ho visto andrew bird a la cigale, ed al confronto molte cose del concerto di marzo (senza nulla togliere) sono sembrate un po' fuffa.
la cigale è situata in quello che gli habituée chiamano pigalle, nell'angolo dove si incontrano boulevard de rochechouart e boulevard de clichy.
boulevard de clichy è pieno di troie, trans e peep show e perciò entrare a la cigale è stato come sarebbe rientrare nell'utero materno: accogliente, confortevole e soprattutto privo di troie, trans e peep show.
la cigale all'interno è un bel teatro, pieno di drappeggi rossi in velluto.
qualcosa è cambiato da marzo nella fanbase di bird e infatti la cigale si riempie subito di un pubblico peraltro educato e disciplinato come speravo fosse tutto il pubblico francese e come invece si è rivelato non essere (v. alla voce kaiser chiefs). io e l'ameri'ana nicole sorridiamo come delle mamme compiaciute alla recita del proprio figlio seienne.
il gruppo spalla di cui non so ancora il nome [edit: è una lei solista e si chiama dawn landes] consta di una cantante-chitarrista timida ma in minigonna e di un violoncellista. un po' cat power e per certi strani versi a cui viene obbligato il violoncello un po' nina nastasia. loro bravi e adorabili, comunque dopo un po' stufano, anche perché io speravo vivamente dosh facesse da gruppo spalla (v. alla voce dosh e lo stupore).

andrew bird poi sale sul palco con la sua scimmietta di stoffa e i suoi accompagnatori: martin dosh polistrumentista figlio di una suora e di un prete che la natura ha dotato di un talento senza pari e di una faccia somigliante a quella del bambino del sesto senso, e jeremy ylvisaker (detto ylvisaher) degli alpha consumer, che secondo me è jason schwartzman in borghese. anche ylvischwartzman è un polistrumentista eccezionale e, se nella lineup poteva sembrare di troppo, in realtà arricchisce senza ridondanze il set con dei cori più belli di quelli che haley bonar offre su armchair apocrypha, delle linee di basso eleganti, delle schitarrate che permettono a bird di evitare il crollo nervoso passando da uno strumento all'altro (lo fa comunque, ma in maniera incredibilmente più distesa), e delle gocce di sudore che sembrano comete.
ora devo aprire una parentesi un po' personale.
la sera seguente ho visto dal vivo i kaiser chiefs. ecco, ANDREW BIRD SPACCA IL CULO AI KAISER CHIEFS. il suo biglietto costava meno. così va la vita. ma non per togliere nulla al gruppo di ciccio wilson (di cui parlerò più avanti), semplicemente è così.
bird è visibilmente compiaciuto dell'accoglienza francese e, oltre a dimostrarlo con un set di canzoni calibrato e denso, sbocconcella frasi in francese introducendo la sua band, ringrazia il pubblico con un "i was in a lot of trouble today, but now i'm back on track", presenta la sua scimmietta che è "the best dressed sock monkey in the world, which was given to me by this very crafty canadian - canadians are very crafty" e incita ylvisaker a fare lo stesso (anche ylvisaker ha una scimmietta di stoffa, ma sembra piuttosto contrariato nel dare informazioni personali su di lei).
la presenza scenica timidamente teatrale di bird conferma che si sta divertendo. lo stesso uomo che scosta oggetti dalle tette delle fan per autografarli su ripiani diversi (e che d'ora in avanti sarà appellato soltanto come Il Galantuomo), gioca con il tic della testa a sinistra ed è in grado di fare contemporaneamente il burlone con il dito-a-monito® e l'amante distrutto in una bellissima why? alla fine della quale mi volto verso l'ameri'ana nicole e lei mi dice "this is the song that makes me want to have his babies".
non è solo why? ad avere un impatto emozionalmente devastante, ma anche fiery crash e La Versione Più Bella Mai Sentita di simple x, con la creazione di un muro di suoni invalicabile dal quale si dipartono dei fischi ultraterreni che sono ormai cinguettii. per qualche istante sembra davvero di essere in un bosco.
nonostante la mancanza degli "spinning phonographs" e un'acustica orribile durante le prime tre canzoni, il susseguirsi dei brani è incredibile tra vecchie (a nervous tic motion of the head to the left, masterfade, dear dirty, skin is my, il primo brano strumentale di the mysterious production of eggs) e nuove glorie (the supine e le sue citazioni di ravel, scythian empires, armchairs, plasticities, heretics, cataracts, imitosis) ma soprattutto un encore con weather systems (richiesto da un tale nel pubblico) che è un crescendo di intensità e sensazioni e fa commuovere e non mi si rinfacci che piango durante i concerti.