Padre e figlio
ho appena sognato che stavo leggendo un libro con tre racconti (che poi avrei scoperto essere interconnessi) di Maugham, il cui primo si intitolava "padre e figlio" e aveva la facoltà di rendere le persone direttamente protagoniste dell'evento, perciò io venivo trasportata in questo albergo con sole donne eccetto Martin Freeman e suo figlio identico di nove anni, e avrei avuto la possibilità di prevedere ciò che avveniva, ma leggevo distrattamente (e non coglievo quindi i punti nodali, come ad esempio il momento in cui Ben Kingsley, a cinquanta pagine dalla fine, forniva la chiave della storia con una massima da Shakespeare) poiché troppo intenta a capire ciò che stava verificandosi intorno a me.
un'aura di mistero si calava sul racconto più o meno nel momento in cui tutte le donne erano allarmate dal fatto che non potessero fare la doccia, e decidevano che l'unica risoluzione sarebbe stata quella di discuterne animatamente. questa parte del sogno è molto lunga e sviluppata, ma l'ho scordata. ricordo bene, invece, il finale della storia, in cui io tornavo a leggere le parole di Ben Kingsley perché il figlio di Martin Freeman mi aveva appena rivelato placidamente che lui e suo padre erano SATANA e ci volevano morte; proprio mentre mi stava spiegando perché scegliere un metodo così introverso come togliere l'acqua dalle docce per praticare una strage, una brusca ellissi ci trascinava a Saigon nel 1967, che era anche il secondo (breve) racconto del libro. qui Martin Freeman avrebbe attuato il suo piano, dal momento che a terra le persone lanciavano le granate e in cielo stavano passando gli aerei con il napalm, ma noi potevamo difenderci volando.
io mi rifugiavo in fondo al mare e accidentalmente urtavo una mina ma non morivo; invece poco dopo sentivo un bruciore al braccio e non era un infarto bensì il napalm e morivo.
nella terza parte del sogno eravamo tutti seduti a una tavolata in una trattoria di Notting Hill, che era l'inferno. Martin Freeman era un anfitrione bonario e c'era un'atmosfera rilassata. il figlio maggiore di Martin Freeman, però, alzava la voce stizzito perché suo padre (che era SATANA) gli aveva messo nel piatto della carne, e lui non tollerava il trattamento crudele degli animali. io me ne innamoravo perdutamente. io e il figlio maggiore di Martin Freeman ci mettevamo in cammino, mano nella mano, per recarci a una farmacia dove avrebbero curato il maltrattamento degli animali, ma ad un semaforo calava improvvisamente la notte e c'erano quattro portoricane ciccione con lo sguardo crudele sicuramente comparse in 8 mile. io fuggevo la rissa mettendomi a fissare un'edicola che vendeva solo riviste a tema infernale, come ad esempio "QUIT your life" e "Smokin' Hell". non nello stile di Maugham ma migliore de "il mago".