venerdì 16 dicembre 2011

venerdì, 28 settembre 2007

Scimmie con l'organetto

siccome elencare le ore di treno sarebbe un poco presuntuoso, assistiamo al miracolo vedendo due joanne newsom in due giorni.

ora, qualcuno avrà da obiettare che joanna newsom non è mica la prima arpista a disconoscere un linguaggio prettamente classico e ad accostarsi a qualcosa di nuovo (per il suo strumento), che non sarà il "rock" come etichetta Repubblica, non diciamo stupidate, ma che è comunque qualcosa di nuovo, e a fare qualcosa di nuovo c'era già arrivata ad esempio loreena mckennitt.
trivia: LOREENA MCKENNITT FA SCHIFO.

joanna newsom, al contrario, ha in sé una componente divina. che non è il suo sorridere timido o il ringraziare la gente in una maniera tra il modesto e il twee, o il tacco vertiginoso che sopperisce alla carenza di autostima dovuta a un'infanzia trascorsa sulle montagne californiane.
una volta di fronte a lei non interessa sapere se questi sono atteggiamenti o un vero modo di essere, perché tanto joanna newsom dimostra il suo valore in quello che suona. quindi puppa abiti postrinascimentali, è tempo di ARPA!
ARPA, e una musicista minuta che a distanza di tre giorni passa da un club che può ospitare più o meno cento persone alla royal albert hall.

sono vere due delle cose che il pubblico ripete come un mantra:
1) ha imparato a cantare
2) comunque con la band è qualcosa di completamente diverso
torneremo su questi punti a breve.
ad aprire per joanna newsom in entrambe le date sono i moore brothers, mediamente imbarazzanti a roma, spigliati e quasi piacevoli a milano.
i moore brothers, come dice il nome e come annunciano anche loro in italiano, sono veramente fratelli pur venendo dal paese di brokeback mountain (cit.) e il loro set consiste nello scambiarsi la chitarra ad ogni canzone e nell'ideare coretti il cui effetto scema protraendosi nel tempo. sono simon & garfunkel meets i beach boys meets il folkettone meets un umorismo demenziale americano (v. "even the tumour on my little toe doesn't smell half as bad as the parties you throw"). tutto sommato, sono bocciati perché non si cambiano mai, ma promossi per la tenerezza che suscitano.
joanna newsom li ringrazia più volte quasi reverenzialmente (ritenendoli il suo gruppo preferito); poi introduce i suoi accompagnatori cioè:
1) un percussionista scalzo che più volte prende botte in testa con il microfono e dice "fico" ma è un corista eccellentemente preparato, un percussionista migliore, e un illusionista ancora di più perché riesce a fare comparire spazzole al posto di bacchette con una disinvoltura oltremondana
2) neri marcorè che suona la tambura e il banjo
3) una violinista che ha la capacità di trasformare inflammatory writ in un pezzo di folk irlandese
e questo insieme di informazioni ci riporta al punto due iniziale. i brani di voce più arpa non mancano, e non sono da meno, ma la presenza della band sul palco contribuisce a rendere concrete le canzoni.
per fare un esempio, joanna newsom racconta di avere scritto cosmia dopo essere corsa in un campo di grano traboccante di farfalle poiché aveva ricevuto la notizia della morte di una sua grande amica mentre viaggiava tra una città e l'altra per concerti.
sorvolando sul fatto che queste cose bucoliche e favolistiche di lepidotteri e campi di grano accadono solo a joanna newsom, comunque il campo di grano, le farfalle, la danza tra vita e morte che pervade tutto Ys vengono riprodotti attraverso le costruzioni sonore del live, e senza esagerare troppo anche soltanto l'uso dei piatti nel *ritornello* di cosmia restituisce una vaga percezione della presenza del fiume presso cui l'arpista che non è loreena mckennitt ci dice che soleva passare le notti, nutrita dall'amica.
un fiume ululante parole che lei sicuramente capisce (e forse anche il percussionista).
o l'incalzare del tamburo nella concitazione della parte finale di monkey & bear! tum, tum!, quando la scimmia si rende conto che l'orsa è andata a fare il bagno ed architetta la sua vendetta sadica e gratuita. si sente la poesia delle parole? bene! come lei!
la mancanza più tangibile è quella di only skin, ma rifare un pezzo di diciassette minuti ogni sera può oggettivamente stancare, e ad ogni modo ci si consola con colleen (brano nuovo composto con la band, in cui la newsom squittisce ben cinque volte!), una canzone inedita e da poco completata di cui ricordo soprattutto il virtuosismo vocale e la frase "kindness prevails" (ma se ne può vedere un bel video qui), sadie e clam crab cockle cowrie (sostituite per la data di milano da una bellissima e tanto invocata versione di peach plum pear, e un duetto? con i moore brothers per ca' the yowes to the knowes, bruttino).
si ringrazia l'abilità e la voce ormai maturata e quasi calda nella sua spigolosità (SIC!!!) di lei che sorride i soliti sorrisi per poi trasfigurarsi, concentratissima, una volta cominciato un brano. di lei che riesce a gridare/cantare/squittire con sconfinate serietà e grazia "i killed my dinner with karate", lei che nelle canzoni dice la parola poetastro, lei a cui accade davvero nella vita di trovarsi sommersa da noctuidae in un campo di grano.

una curiosità: ora joanna newsom dal vivo, durante peach plum pear, non dice più "i am blue and unwell" bensì "i WAS blue and unwell", dimostrazione del fatto che non si può essere emo se si è anche folk.