venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 06 maggio 2007

Non ho ancora visto Spiderman III

premetto che nei biopic musicali appena iniziano a cantare mi vengono i brividi ed entro in una disposizione d'animo tale da rivalutare in positivo l'intera carriera cinematografica di reese witherspoon. comunque. la vie en rose è un filmone ed è un film che farei. perché è cattivo e non è barocco pur avendone tutte le caratteristiche, essendo confezionato in maniera eccellente. è scarno. per cominciare, ha un sacco di silenzi intelligenti. si apre solo con il titolo e si conclude con una metaforica (doveroso dirlo perché édith piaf ha un sacco di jella) pugnalata allo spettatore, cioè l'esecuzione di "non, je ne regrette rien" cui segue tutta una prima parte dei titoli di testa silenziosa. parlarne non fa lo stesso effetto di vederlo, e può dare l'idea che sia un po' presuntuoso. e magari lo è, però è anche bellissimo. come nella scena centrale quando édith piaf fa il suo debutto in un teatro e la voce è totalmente esclusa, ma viene fatta sentire attraverso le espressioni del pubblico e di lei.
marion cotillard, è un mostro che fa quasi piangere. è bravissima è bellissima e viene da dire "puppa, jamie foxx". ed è anche grazie a lei che si dimenticano rapidamente quei pochi accenni di buonismo fuori luogo come l'apparizione luminescente e l'intervista sulla spiaggia.
ovviamente, perché il film duri soltanto due ore e venti e non quarantasette anni si ricorre in continuazione a flashback e flashforward ed un inizio in medias res (che rende l'idea della crudeltà di tutto il film, ma principalmente mi piaceva inserire l'espressione in medias res), e non si pretende di offrire un quadro completo della vita, quanto piuttosto un accenno e un continuo rimando ai tasselli della vita-passata attraverso i tasselli della vita-attuale (cioè gli ultimi anni). comunque caspita.

ps. ringraziamo i titolisti inglesi che ci fanno capire che non siamo soli a questo mondo perché, se la vie en rose era un titolo banale e approssimativo rispetto a "la môme", "the passionate life of édith piaf" non è solo banale e approssimativo, è soprattutto cretino.