For our 3-page relationship, well, we both had our weaknesses: mine was broken promises, yours was broken English
parlavamo di dischi corti. julian nation l'australiano ha fatto una scommessa con la sorella per cui in breve lei sarebbe diventata una famosa attrice e lui un famoso cantante entro il 2011. ora, io non so della sorella di mr.nation, ma per il momento il fratello ha fatto - a diciannove anni - la sua parte di lavoro incidendo un dischetto brevissimo nel quale mette in mostra il suo precoce talento nello scrivere testi intelligenti sottili e leggeri e nel recuperare ogni sorta di strumento per poi produrre il tutto su un quattro tracce. julian nation non è zach condon (non sembra nemmeno così pieno di sé, anche se il titolo del disco, "we are all writers", direbbe il contrario), e ukulele e varie orchestrine à la kusturica cedono il posto a strumenti più tradizionali quali tastiere casio, chitarre, glockenspiel. ma questo distacco dall'est europeo non toglie al disco d'esordio.
non ci soffermeremo, in questa sede, su:
- le somiglianze con jens lekman
- le somiglianze con belle & sebastian
- il fatto che iniziò a comporre dopo aver visto un concerto dei lucksmiths
julian nation, fosse nato a new york, farebbe parte del giro antifolk che gravita attorno al sidewalk café. julian nation è come l'adam green lo-fi del 2002 ma con una maggiore consapevolezza del mondo indie da cui è circondato, e non attinge soltanto dal folk - i riff di 1992 sembrano gli strokes se smettessero di prendersi sul serio e cominciassero un po' a fare i cazzari.