venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 25 marzo 2007

The scoiattolino route

just a nod to mortality
before you get on a plane

*

ma vogliamo parlare di londra? e delle sue grandi meraviglie e del fatto che nonostante stia assumendo sempre più la nomea di città dell'eccesso a me appare ogni volta sobria e ordinata. e del fatto che anche gli ingorghi stradali ostentano una specie di precisione matematica. e dello straordinario senso del colore che può avere una metropoli sotto un cielo praticamente sempre grigio.
a spiegare londra sono soprattutto i parchi. c'è chi dice, e non a torto, che i palazzoni da westway sono in realtà l'emblema più rappresentativo della londra del duemila, ma decine e decine di chilometri di verde sono ancora in grado di schierare il più eterogeneo campionario di umanità del luogo e non, nel tentativo di creare l'illusione di una comunità ideale piuttosto effimera e mutevole che dura dal momento in cui si varcano i cancelli a quello in cui si viene nuovamente raggiunti dai suoni del traffico.

ho rinunciato alla vita mondana (arcade fire, air) per darmi al bucolicissimo "nutrire gli scoiattolini".
per quanto riguarda delle novità invece non troppo colme di bellezza, non capisco lo scopo del victoria and albert museum nell'accostare i portali di hildesheim e san zeno sotto una stessa lunetta di fronte a una colonna traiana riprodotta e tagliata a metà. grazie tante eh regina vittoria. poi, h & m è una realtà orrenda. io grazie al cielo non sono mai entrata nei negozi italiani, ma se sono tutti come quelli londinesi complimenti eh shopaholics dei miei coglioni.

comunque sia
londra è la città più bella del mondo, non soltanto perché lo è ma anche perché è tutto ciò che contiene.
ci riempivamo le orecchie di note e testi che non ci appartenevano fino al giorno in cui arrivando in città da est non ci si rese conto che effettivamente testi e città coincidevano.
come se un fan dei flinstones venisse catapultato all'età della pietra.
londra si bulla dall'alto del suo prestigio di città del presente del passato e del futuro, tutto insieme.
londra oggi è anche la londra che fu e cioè, tra le altre cose, nel duemiladue alla statua dell'eros mia madre che urlava "francesca!" mio padre invece era discreto; camminare per tutta portobello cercando negozi di antiquariato che vendessero i cucchiai; negozio di libri usati che vendeva anche copie già vecchie di happiness in magazines di graham coxon e nel retro aveva cataste di giornali di musica delle annate gloriose del britpop; le gallerie interminabili del barbican quando mi facevano male gli occhi e, la beffa!, non avevo con me una cartina per cui mi dirigevo seguendo l'istinto verso le strade più; come dimenticare tre anni di fila di nachos supreme da garfunkel's; mangiare fish and chips sudato di sudore cockney sotto il sole più cocente della storia dell'inghilterra mentre a settecento metri le puppini sisters facevano dei balletti improbabili da puppini sisters; lungo hyde park i quadri più pacchiani, alcune cose orientaleggianti e distorte, mi sanguinavano i piedi; osservare dall'autobus i momenti in cui la gente corre fingendosi indaffarata; probabilmente in un negozio c'erano i saldi poiché tre quarti degli inglesi e tutti gli spagnoli avevano con sé un sacchetto con un logo che non ho mai riconosciuto; quando rubavamo i formaggini bel paese e babybel a colazione, insieme a del pane con i semi di papavero e il sesamo sopra, per pranzare sbocconcellando; i corridoi che odorano di pipì e quella volta che tentai di accompagnare francesca per una scala che non finiva mai e che portava ad un'uscita di sicurezza dotata di allarme antifurto che sicuramente avrebbe suonato. eravamo al settimo piano, e gli ascensori erano rotti. quegli ascensori li hanno aggiustati, e ora dicono con voce suadente e femminile "doors opening", e "doors closing".
o quella volta che calava il sole a hyde park e un tizio piuttosto inutile diceva in bergamasco che non c'era nulla di cui stupirsi perché il big ben era piuttosto piccolo.