venerdì 16 dicembre 2011

lunedì, 26 marzo 2007

Aviaria


seriously neurotic and strangely joyous at the same time (cit.)

I - se incontri il buddha sulla tua strada uccidilo
chi ha detto che l'esperienza dell'aura si è ormai esaurita: poco più di cinquant'anni fa il disco non esisteva, mentre oggi la situazione si è capovolta a tal punto che si cerca il riscontro di un album in un concerto. ora che gli lp vengono ascoltati ancora prima di essere pubblicati si è raggiunta una forma ancora più embrionale e inconsistente della piccola aura che migliaia di persone hanno tra le mani nello stesso momento. fatte queste premesse, il tipo di esperienza di cui parlava benjamin non è mai andato perduto, al limite modificato: ci costruiamo le nostre piccole e diversissime capannelle di aura mano a mano che la tecnologia incalza.
il concerto è una tappa imprescindibile per i nostri personalissimi virtuosismi architettonici.

II - "la vedrò!" esclamo il mattino quando mi sveglio e alzo gli occhi verso il sole in perfetta letizia, "la vedrò!" e per tutto il giorno non ho più altro desiderio. tutto, tutto si dissolve in questa attesa.
entrare alla bush hall comporta non soltanto uno sbalzo atmosferico ma anche temporale - una volta varcata la soglia del locale si è catapultati all'interno di una vera e propria sala da ballo anni venti, con lampadari maestosi e puttini in stucco; la parola che ho sentito di più entrando è classy (mi si perdoni il bilinguismo irritante) ed in un certo senso l'atmosfera irreale e il palco minuscolo si addicevano all'inclassificabilità della musica che sarebbe stata suonata. sul palco c'è in effetti soltanto lo spazio per l'intricatissimo armamentario di dosh (batteria, pedali, rhodes, un sacco di altra roba), un microfono, una chitarra, un piccolo glockenspiel.

III - è proprio dell'impressione che fa la bellezza (e così la grazia e l'altre illecebre, ma la bellezza massimamente, perch'ella non ha bisogno di tempo per fare impressione, e come la causa esiste tutta in un tempo, così l'effetto è istantaneo) è proprio, dico, della impressione che fa la bellezza su quelli dell'altro sesso che la veggono o l'ascoltano o l'avvicinano, lo spaventare; [...] E lo spavento viene da questo, che allo spettatore o spettatrice, in quel momento, pare impossibile di star mai più senza quel tale oggetto [...]
quando martin dosh si fa strada verso la sua postazione tre quarti dei presenti lo scambiano per un roadie. ma è amichevole ed accattiva subito il pubblico con il suo accento americanissimo. dosh è figlio di un ex prete e di una ex suora e sembra egli stesso l'incrocio tra un prete e il bambino del sesto senso (ha le stesse movenze autisticheggianti). è mostruosamente bravissimo. si volge ai suoi strumenti con una precisione matematica degna del traffico londinese, e dalle melodie più semplici riesce a creare loop che si innalzano sempre più fino a creare muri cattedrali metropoli di suono. se armchair apocrypha è armchair apocrypha è perché dosh ha insegnato moltissimo ad andrew bird. call the kettle back è spettacolare, la folla è visibilmente compiaciuta a parte una tizia che si chiede quando inizino i chk chk chk avendo sbagliato locale. è un concerto che terrorizza. dall'inizio alla fine si è presi dalla preoccupazione che possa sbagliare qualcosa. tuttavia l'apprensione raggiunge livelli inverosimili con andrew bird. ed appunto, è giunto il tempo di descrivere la performance di questo abilissimo violinista dotato di un talento fuori della norma. ma adesso scherzi a parte: andrew bird è domineddio! ho passato per davvero un quarto del concerto a chiedermi come si potesse tradurre in inglese "vorrei che la mia stirpe discendesse dai tuoi lombi".
andrew bird è delicato (cit.) e pericolosamente magro; sul palco sale con cravatta camicia felpa e giacca professorale ma questo cumulo di strati non serve a vincere la denutrizione e l'effetto è grottesco, si è colpiti da una premura indicibile nei confronti di quest'uomo sottile che si autoimpone un concerto da crollo nervoso. andrew bird passa in frazioni di secondi dalla chitarra al violino e di nuovo alla chitarra, registrando il tutto e mettendolo in loop, riempiendo gli istanti vuoti con il riconoscibile fischio soprannaturale e pigiando con il calzino i mille pedali della sua postazione. talvolta trattengo il fiato temendo che di questo passo non arriverà mai vivo e sano di mente alla fine del concerto. lui dapprima bofonchia, più tardi, presa confidenza con le persone che gli stanno davanti, si scusa per l'influenza che l'ha costretto a letto una settimana in un hotel di dublino, ricorda più volte a se stesso di venire da chicago e sembra che sia guidato dalla febbre nei suoi discorsi sconclusionati, ma è lucidissimo mentre si scambia sorrisi di intesa con dosh se una canzone esce bene o lo osserva incerto nel decidere il da farsi. da questi colloqui muti si direbbe che i due si conoscono da sempre.
dopo un'introduzione strumentale (ravel?) e la richiestissima a nervous tic motion of the head to the left comincia la sfilata delle nuove canzoni di armchair apocrypha, e cioè il susseguirsi di visioni apocalittiche popolate di aereoplani che cadono e lumache marine che si fanno strada in un deserto postatomico e scienziati che esaminano cellule sui vetrini di laboratorio come bambini sui campi da gioco per studiare la solitudine umana, tutto dominato dall'inarrestabile marcia del tempo (anche io avevo pensato a shelley! ma è scritto anche qui, ed è una bella recensione).
la voce in fiery crash è meno efficace della versione su disco, ma imitosis esce inquietantemente bene nonostante un loop che contiene l'urlo scatenato di un mio vicino di folla. heretics "takes up all my ability with the guitar", e in effetti bird è più concentrato che mai, fino a dimenticarsi gli ultimi versi che gli vengono suggeriti da dosh, molto materno e seduto alla destra del palco ad osservare (molto paterno). sia dear dirty (prima narrata poi cantata) che why?, che io ho sempre detestato, sono bellissime dal vivo, bird muove le gambe come un fenicottero scalmanato ma fa le voci e fa le facce, sgretolando il muro di insicurezza che gli impedisce di tenere gli arti fermi.
il concerto è piuttosto lungo ma è troppo breve, bis insoddisfacente (encores can be fatal?) con una cover di dylan effettivamente non troppo coinvolgente, bird ammalato fugge, con il cappuccio della felpa sulla testa, verso un luogo dove si possa respirare.

comunque ad oggi la più concisa e precisa recensione rimane su last.fm, e cito:

Bird's a fantastically talented man and that Dosh fella was pretty impressive too. Shame it was filled with the usual London cunts talking through the whole thing. And if you're that woman that started rabbiting on about something being a "sexual ritual" then PLEASE FUCK OFF AND DIE. Thank you.

IV - time is a crooked bow
l'esperienza dell'aura esiste.


*il romanticismo citato non è da prendere troppo letteralmente
**qualcuno che urlava "dr stringz!!!" l'ho sentito.