venerdì 16 dicembre 2011

lunedì, 30 luglio 2007

Italia Rave 3/4

il 20 luglio il festival italia wave promuoveva un sacco di iniziative interessanti, cui nessuno ha assistito per l’affezione nei confronti della band senza nome segnalata in line up come the good the bad & the queen, la quale avrebbe suonato dieci ore dopo.
non parliamo, perciò, di queste iniziative mestamente abbandonate in cambio di joan as policewoman. tra gli eventi menzionabili perché tanto non ci addolorano: new cybers e new hedonists anche all’italia wave. grazie del presenzialismo, levi’s!

la giornata comincia dunque alle 7 di sera quando sul palco che sfortunatamente ha un nome ed è segnalato come "main stage" salgono i trabant, tre triestini più un frontman carismatico. io non vedo l'ora che esca il loro disco! i trabant hanno una fanbase agguerrita che veste magliette carismatiche dei trabant e balla con il sole alto nel cielo (non succedeva dai !!!); oltre a questo i trabant tengono il palco come se il loro concerto durasse un'ora e mezzo, miscelano elettropop e funk e rock gentile, si divertono e fanno divertire, fanno un a cappella che io personalmente non riesco a dimenticare, non nel senso che è "indimenticabile", ma mi torna in mente molto spesso.
ma ora basta parlare dei trabant, parliamo degli i like trains. gli i like trains fanno la musica degli editors vestiti da interpol. quando suonano si vestono a lutto, ma non so se si tratti di una divisa da concerto, di un lutto per davvero, o del fatto che per la prima volta avevano provato le ferrovie italiane.
dopo gli i like trains guadagnano il palco per quasi un’ora o comunque troppo gli enter shikari che si dicono da londra per semplificare il termine “hertfordshire”.
ora, gli enter shikari fanno emocore danzereccio che sfocia nello screamo proprio quando uno si sta rilassando. la cosa che ricordo di più della loro performance è quando mi dimenticavo di spaventarmi e voltavo la testa e un polverone solido di metri otto si ergeva sopra di me.
ma purtroppo gli enter shikari non sono tutti negativi. hanno dalla loro l’essere come i plum cake: sono grassi, ripieni di sostanze chimiche, e piacciono anche alla mamma. infatti il batterista, seminudo e palestrato, prima di cominciare stringe la mano a tutta la prima fila, a metà del set offre a tutto il pubblico della frutta fresca. io credevo fosse perché volevano rendere il pogo ancora più violento con gente che si tirava pesche e banane, invece era proprio per mangiarle! gli enter shikari si preoccupano delle macchie bianche sulle nostre unghie! e una captatio benevolentiae di questo genere funziona anche con l’indie più militante. grazie quindi agli enter shikari, non per la musica ma per la buona volontà.

questa notte ho sognato che avevo appena sventato una rapina da parte dei colombiani in una galleria d’arte moderna e al rinfresco (nelle gallerie d’arte moderna si fanno rinfreschi per tutto) incontravo joan as policewoman con una parrucca bionda. la fermavo e le dicevo, “joan sai che questo mese ti ho vista più volte di mia madre?” al che lei faceva una faccia come per dire “really?”, e io le spiegavo che l’avevo vista in prima fila a londra e poi in prima fila ad aprire per i the good the bad & the queen, lei arrossiva e diceva che purtroppo non mi aveva riconosciuta, io le rispondevo che non avevo un viso facilmente riconoscibile, e poi andavo a mangiare un marshmallow gigantesco allo stand delle caramelle (in realtà lo spezzavo per pagarlo meno), ma la mia vera risposta quando mi sono svegliata era PER FORZA, JOAN WASSER, IL MIO VOLTO ERA TRASFIGURATO DALLA NOIA.
a parte questo, il 20 luglio joan as policewoman suona meglio (pur facendo qualche errore di cui si arrabbia moltissimo) e canta peggio, praticamente due ottave sopra rispetto al concerto di londra, non è troppo sincera quando parla delle canzoni che ha scritto su george w. e su condoleeza rice (i brani sono come gli altri brani non politici, solo up tempo), eternal flame è bella quando lei dice – pizzicata dalle zanzare – i wanna have it yes yes, il batterista è al solito un eroe, la bassista sembra sempre il cantante dei my chemical romance, lei invece a detta di matteo sembra l’iguana di bianca e bernie nella terra dei canguri (è vero). salvo gli aficionados, sono in molti a non essere convintissimi della sua performance. bruno le grida “brrava” ma non appena si rende conto che ad ogni complimento le regala dieci minuti in più di palco sta in silenzio e aspetta.

a mezzanotte e un quarto i quattro cappelli a cilindro del quartetto d’archi fanno capolino, poi anche tutte e quattro le musiciste. il quartetto d’archi introduce i quattro (più uno) the good the bad & the queen ma siccome loro sono già sul palco gli applausi non si sprecano e non si sente niente, il che è un giusto preludio a un concerto in cui non si sentirà niente.
history song è sempre uno dei punti più alti dell’esibizione eppure è diversa, cosa è? è la chitarra elettrica? sono gli archi che finalmente si riescono a sentire? è damon albarn che dimentica le parole fingendo silenzi estasiati? a 80’s life un bisbiglio si innalza da tutti i capannelli delle (molte) persone accorse al “main stage”: “è il basso”. effettivamente paul simonon, per celebrare il suo ritorno in italia in una maniera poser che gli si confaccia, ha comprato il fonico. del concerto si sente solo il BASSO.
ingombranti inconvenienti tecnici a parte: lo show della torre di londra non ha pari, ma il compiacimento dei neofiti all'italia wave non è posticcio. il concerto italiano è impeccabile pur negli sgambetti alcolici che si fanno a vicenda i vari membri del gruppo (tranne simon tong) (simon tong è impeccabile punto).
gli archi troneggiano contrastati solo dal basso e rendono green fields commovente, nature springs di più, damon albarn gioca al più ubriaco della città e inizia discorsi sulle “double decker boats” abbandonandoli a metà, rompe accidentalmente bottiglie di whisky, fa gli auguri a tony allen, eppure non ha mai cantato così bene.
è vero che in questo concerto la melodica ricorda Troppo e Troppo Casualmente i gorillaz. marta in una pausa mi dice “ora si sbaglia e inizia a fare una canzone dei gorillaz”, ma oltre a questo e alla commozione-for-dummies causata dalla temporanea amnesia in history song, lo stato di salute di damon albarn tra l’euforico e il distruttivo per l’intera durata del concerto restituisce una voce nuova, magari un po’ disperata però memore di modern life is rubbish, dei duetti con marianne faithfull, dei gorillaz, la voce di londra dopo l’89 e prima della new rock & roll revolution, la voce che è ancora la voce di londra. lo dico da fan aggrappata alle transenne sin dalle due del pomeriggio, ma FANATISMO A PARTE una persona che dice “double decker” + sostantivo durante uno show italiano ha inevitabilmente scritto “inghilterra” in courier 72 sulla fronte. damon albarn : londra = lovefoxxx : myspace.
la setlist prosegue senza sorprese fino all’encore, poi compare il cugino tamarro di tutti eslam jawaad ad incitare il pubblico a fare così con le dita, dove così sta per: il già menzionato gesto della pace riaggiornato in versione rapper.
in un altro momento di puro lirismo, prima che le luci si spengano damon albarn conta fino a tredici perché c’è ancora un sacco di tempo ma le canzoni sono finite e, hey paul simonon, puoi fare il poser quanto vuoi, ma il coma etilico non lo batte nessuno.