Un post con un mucchio di cognomi
una cosa di parigi che non ho detto è che il quinto piano della casa anche fotografata da man ray (sic!) dovrebbe essere trapiantato qui per fare un po' come in quei film francesi in cui il protagonista non ha niente da fare tutto il giorno e guarda dalla finestra del quinto piano le teste della gente che passa e riflette con pensieri profondi. tutto questo rispecchia la realtà e ciò in cui abbiamo speso gran parte del tempo ad eccezione dei pensieri profondi e del fatto che non si trattava di un film.
un ringraziamento speciale a gaia aulenti. bella caata eh gaia aulenti. e ai responsabili del museo quai branly anche detto mostro dei transformers. riverenze amorevoli eh jacques chirac.
cose che non abbiamo fatto: vedere la cantatrice calva in quel teatro che rifa ionesco da Davvero Un Sacco di Tempo.
abbiamo però visto zodiac in un multisala che aveva un'anima. e che dire, chapeau david fincher. quante volte è stato usato, per descrivere zodiac, il termine "asciutto"? comunque sì è asciutto nella maniera in cui avremmo desiderato lo fosse ad esempio fight club. praticamente riarso. incredibilmente, per un film che dura la prima e la seconda serata e si sviluppa secondo una parabola discendente di azione, in cui i delitti, sulla scena, sono risolti in modo sbrigativo e invece l'indagine è infinita (rispecchiando anche la realtà). applausi per tutti i tre che compaiono sulla locandina, ovvero jake gyllenhaal che non fa più il bovaro frocio bensì il puritano autistico, mark ruffalo che nel film somiglia al tenente colombo (nella realtà invece no), robert downey jr. che in breve fa l'alcolista (anche nella realtà). e anthony edwards con il toupet.
poi ho visto grindhouse - death proof, che può essere descritto come donne e motori gioie e dolori. alla fine della proiezione ho avuto una discussione piuttosto accesa con una signora di circa quarantacinque anni che difendeva quentin tarantino.
queste nuove generazioni.
la tesi della signora era, in breve, che a quentin tarantino si deve perdonare tutto.
io, ora come ora, odio quentin tarantino. ora, un certo e vasto pubblico blogger (lo stesso pubblico che cita sempre la stessa frase sul silenzio di uma thurman in pulp fiction come se fosse la verità rivelata) si alzerà di scatto in piedi e griderà Tu non lo capisci perché è un personaggio scomodo. no io non odio quentin tarantino perché è un personaggio scomodo. io lo odio perché ESISTE.
e poi è brutto. sta diventando qualcosa di somigliante a jabba the hutt se jabba the hutt riuscisse a dire nella sua bizzarra lingua "kiss my motherfucking ass" ad esempio.
death proof è un film brutto sui film brutti. a distanza di vent'anni, qualcuno vedendolo si chiederà come mai nel duemila qualcuno abbia deciso di fare una cosa simile. "masturbazione intellettuale", giovane del 2020.
poi le sgranature e i tagli e i salti di pellicola sarebbero una cosa divertente se il film non proseguisse a singhiozzo. mi spiego meglio: è come se tarantino inserisse i suddetti salti ogni tanto come svegliandosi ed esclamando "oh! questo è un b-movie! inseriamo il maggior numero di effetti disturbanti possibile in questa sequenza e non pensiamoci più!"
qualche scena memorabile, kurt russell, un paio delle oche e una colonna sonora come sempre pregevolissima salvano death proof dall'essere un film di almodovar con delle giovani che parlano come nei film di tarantino.