I scream, you scream, we all scream for milkshake
attenzione, quello che segue è un campo minato di spoiler. ah, e alla fine scorrerà il sangue
there will be blood – un film di abbreviazioni. PTA – il regista di BN, M, PDL e un’opera prima reintitolata HE – spinto dalla sua predilezione per attori con tre nomi (lo dice anche henry rollins, ma la mia battuta risale a molto prima che HR vedesse magnolia) sceglie ancora in fase di sceneggiatura DDL per il suo nuovo TWBB. nel film figura anche PD nel ruolo di un prete fanatico nelle terre arse della CA, ma quest’ultimo è di scarso interesse non avendo un secondo nome.
curiosità: PD è anche acronimo di partito democratico, e di una nota blasfemia. non è ironico?
there will be blood – un film dedicato a robert altman. paul thomas anderson non fa un film in cui svergogna l’america perché, mettiamo, è arrabbiato o è francese.
fa un film in cui svergogna l’america essendo radicatamente americano. e innanzitutto racconta una storia. e nel suo racconto ci sono ford, welles, toh anche griffith (il paesaggio che si incurva platealmente sul personaggio, durante l’incendio), c’è la monumentalità dei personaggi di certa narrativa americana, c’è una vicenda assolutamente personale che del western mantiene l’epicità (riguarda l'intero POPOLO AMERICANO) e il duello, attivo e fisico, tra due punti di vista inconciliabili.
antenati illustri che anderson omaggia senza rinunciare a uno stile personale che grazie all’imponenza di questo film non ammette più paragoni da parte di quelli che “sì, bello, ma somiglia a”. non SOMIGLIA. È. zitto e guarda.
there will be blood – un film di defalcazioni il lavoro impressionante di cesellatura e rinunce che si coglie leggendo la sceneggiatura offre un prodotto finito sempre attento a non rivelare mai nulla di troppo, il che richiede di per sé una certa maestria in un film che dura 159’ (e niente femmine).
durante la visione, lo spettatore è sollecitato a una continua ricerca di indizi da una sorta di inquietudine suscitata dagli elementi che il film stesso non fa trapelare.
abilità nel saper arginare la sindrome da autocompiacimento dello sceneggiatore-regista, e una serie di colpi di culo: se l’attore a cui era stato assegnato il ruolo di eli sunday non si fosse ritirato, la doppiezza del personaggio non avrebbe tanta forza, o forse sì, non lo sapremo mai, fatto sta che non si avrebbe per lungo tempo il dubbio di trovarsi di fronte allo stesso “commediante” in due ruoli diversi, sebbene sia eloquente in questo senso il bellissimo colloquio di sguardi (all'arrivo in fattoria) tra i plainview, padre e figlio, che fa più o meno così:
daniel plainview: “è lui?”
pupino plainview: “no, no”
daniel plainview: “io dico di sì”
pupino plainview: “no, no”
ed è così che plainview va a puttane solamente in fase di sceneggiatura, e risulta anzi sin troppo morigerato quando eli sunday lo accusa di lussuria, ed è così che le ragioni per cui pupino dà fuoco alla casa ci appaiono celate, al massimo deducibili.
la verità non è necessariamente quella che il film lascia intravedere, perché visibili sono soltanto le azioni dei personaggi.
there will be blood – un film sulle relazioni interpersonali eppure quando il fuoco imperversa nella casa, la camera segue plainview fuori dalla soglia.
l’intreccio che interessa raffigurare è unicamente quello che si dirama intorno a lui. non siamo ne lo scafandro e la farfalla, quindi la camera non È plainview, ma la camera HA plainview. diciamo così.
d’altra parte con un personaggio di tale statura è difficile, e forse controproducente, fare altrimenti. è come avere il costume da tartaruga ninja di donatello ma mettere quello di leonardo per par condicio.
certo non si può parlare di film corale, e nemmeno tripolare come nel caso dei fratelli coen, ma, come ogni personaggio tragico che si rispetti, l’ “oil man” di cui non faccio il nome per non ripetermi è sempre accompagnato da una spalla (il pupino, il fratello, il vecchio assistente), e non più d’una – dopo scatta quel meccanismo per cui è come se in due non ridessero alle sue battute e quindi è opportuno tagliare sul personale. dante lo aveva già fatto un po' di tempo fa.
plainview per sua stessa ammissione vuole guadagnare così tanto da potersi isolare dal mondo, ma non tollera di dover rinunciare alla terra per adagiarsi in denari e mollezze. isolamento, denari e mollezze: l’ultima parte del film. e ciò ci conduce per mano al finale
there will be blood – preachers can’t play bowling il finale non è una nota stonata, come in molti dicono, troppo accelerato rispetto all'andamento del film e non è una discesa agli inferi. certo l'aspetto di DP non è rassicurante, ma lui è lucidissimo.
per forza il registro è diverso: prima c’era terra, ora ci sono sontuosità e piste da bowling. soprattutto piste da bowling.
la “follia” deriva dalla rinuncia alla terra (l’umanità di plainview è inversamente proporzionale al distacco dal suo elemento), la sicurezza gradualmente acquisita nei confronti del proprio status sociale, e una sete di vendetta con un battesimo tutto speciale!
una digressione non del tutto fine a se stessa ma quasi: nel 1936 marc blitzstein presenta a brecht un brano su una prostituta chiamata moll. brecht risponde: “carino, ma perché non scrivi di tutti gli altri tipi di prostituzione – la stampa, la chiesa, l’arte, il sistema stesso?”. blitzstein scrive the cradle will rock.
PAUL THOMAS ANDERSON, INFINE, PARLA DI PROSTITUZIONE. non era per pruderie che la rimuoveva dalla sceneggiatura, la conservava per la parte migliore!
la scena finale è speculare a quella del battesimo anche nei gesti stessi, non solo per l'intento vendicativo. rinnegare i propri ideali in nome dell’interesse economico, ma plainview non ha ideali che non siano negoziabili, e così si auspica sia per gli altri (nel colloquio con bandy), e così ottiene nella declamazione finale di eli Sunday. “la legge sono io” + “la prostituzione è punibile legalmente” = il finale di there will be blood. e di sangue in effetti ne scorrerà.
in molti, poi, si lamentano del fatto che l’uso scanzonato di “io bevo il tuo frullato” snatura l'espressione dal suo contesto rischiando di farla apparire come una farsa. non è così. basta riguardare il film per rendersi conto che una frase così, recitata così, è come cate blanchett, che può fare intrigo a berlino e risultare comunque credibile. e quel paragone con il frullato non è un film di soderbergh. there will be blood – un film sui peccati di gola.
quanto a daniel day, ti amo, ma sei destinato a recitare nello stesso ruolo per il resto della tua vita (cit.)
il petroliere – un titolo comunque migliore di quello che potrebbe essere stato il titolo italiano di jumper, ovvero QUELLO CHE SALTA, o IL MAGLIONE
in questo bell’articolo si parla di penderecki, kubrick, e there will be brahms – un film di johnny greenwood. per chi non potesse fare a meno di kubrick, in questo post si possono trovare delle connessioni plausibili e affascinanti nonostante il sito che lo segnala si chiami idrinkyourmilkshake.com (esiste); infine, per chi non avesse 159 minuti a disposizione, questo è il film recitato da calzini: