venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 15 luglio 2007

L'amore ai tempi della minaccia terroristica I

volevo iniziare a parlare dei the good the bad & the queen facendo un parallelismo concettoso con aspettando godot ma ho deciso di abbandonare il progetto poiché suddetto parallelismo poneva sostanzialmente le sue basi sulla somiglianza impressionante tra la canizie e il mutismo di simon tong e quelli di lucky, e sui cappelli borghesi. ma basta parlare di sam beckett.

il pomeriggio del nove luglio londra era talmente assolata che nemmeno i nativi avrebbero potuto aspettarsi pioggia e tempesta e cavallette. abbiamo assistito a due concerti dei the good the bad & the queen: un primo soundcheck al sole cocente, e il live vero e proprio sotto una pioggia scrosciante.
in verità, sotto il palco non arrivava nemmeno una goccia, ma un esordio privo di fenomeni atmosferici random è anche privo di verve, per cui incassa e porta a casa, omero.
durante il soundcheck il gruppo prova e riprova northern whale, herculean, e una Strumentale Bellissima che scopriamo essere back in the day (bside di herculean) rimessa a nuovo grazie a una melodica insistente efficace energica e carica di aggettivazione. damon albarn si improvvisa il riccardo muti della fascia subsahariana e rimbrotta il coro, sposta persone a piacimento, muove le mani in una maniera molto coreografica. dietro alla strumentazione si staglia l'affresco londinese che paul simonon ha dipinto con delle scope.

all'apertura cancelli il fango sta già cominciando a prodursi copioso e due suonatori di ghironda accolgono il pubblico suonando gighe reel e smoke on the water (cito me stessa).
il gruppo che apre la serata viene da chicago, si chiama hypnotic brass ensemble e consta di sette fratelli che suonano, guarda caso, gli ottoni, più un fratello che suona la batteria. l'insieme è variopinto e divertente poiché tutti e otto indossano degli occhialoni a forma di bandiere della gran bretagna e tutti e otto si muovono a tempo nel modo documentato anche da questo video e rappano un rap che non è per nulla tamarro sebbene gli occhiali dicano apertamente il contrario. una particolare menzione per il sousafono che, nonostante l'imponenza del suo strumento, è il più sciolto e danzereccio.
il secondo gruppo spalla è annunciato da un comico estremamente inglese e bestemmiatore che, nel corso della serata, oltre a farmi ridere anche solo affacciandosi sul palco, evocherà lady d e la farà manifestare sotto forma di scatola con la faccia di lady d e, prima dell'encore dei the good the bad & the queen (che abbrevieremo con il nome di Il Supergruppo Innominato), dirà al pubblico che, visto che siamo alla torre di londra, tanto vale che vediamo un'esecuzione live, al che il pubblico dirà "sìììììì", che tradotto in inglese viene più o meno "uoooooo".
l'uomo a cui viene tagliata la testa sul palco è tony blair (un fantoccio) e la testa verrà lanciata nella folla e raccolta da qualcuno che avrà pensato "oh questo devo postarlo sul mio blog" più o meno nello stesso momento in cui io stavo pensando a questa battuta.
comunque, il secondo gruppo spalla è una specie di mc somalo-americano che si chiama k'naan e sul palco è accompagnato da un percussionista, un chitarrista bravo, e un tale inutile che dovrebbe fare i cori ma non gli funziona il microfono. k'naan riesce a trarre dalla sua musica etnica delle vere e proprie canzoni pop, con tanto di inni che lui incita il pubblico a cantare (un po' forzatamente, molto spesso, come il gesto della pace v.sotto); se la forza di k'naan sta nella musica e nell'energia dei suoi a cappella, i testi sono molto simili ai miei di quando avevo dodici anni e scrivevo le canzoni in inglese con parole tutte tristissime perché erano le uniche che facevano rima. ma in effetti il vero pezzo che ha accompagnato tutto il nostro breve soggiorno a londra è suo, e fa: when i get older i will be stronger, they'll call me freedom, just like a waving flag, e sfido chiunque a non avere subito lo stesso LAVAGGIO DEL CERVELLO senza scrupoli.
il terzo atto della serata è introdotto dal nostro amico comico come "sounds like liam gallagher, but WITH BRAINS". si chiama john cooper clarke, ha aperto per gli show di sex pistols e joe strummer, lo chiamano poeta punk, ma la definizione non fa ridere quanto lui. su youtube si trovano un sacco di video che spiegano meglio di me il suo atteggiamento e i suoi capelli, anche perché non saprei riportare niente oltre a una sua poesia intitolata haiku che fa così:

to convey one's mood
in seventeen syllables
is very diffic

poi, facciamola breve, è il momento de Il Supergruppo Innominato aka the good the bad & the queen, introdotto da un pezzo per quartetto d'archi creato appositamente e incredibilmente calzante, che fa già dire "BELLO". tongie (simon tong), damon albarn, mike smith, tony allen e paul simonon si godono l'applauso (tongie in verità no) e cominciano.
ora è opportuno aprire una parentesi. appare chiaro che lo scioglimento dei blur sia dovuto, soprattutto, a problemi di ego. graham coxon non ha mai voluto fare la primadonna fino a che non ha voluto fare la primadonna. e allora non ha trovato spazio per il suo ego finalmente in espansione (finalmente solo in parte, perché poi ha cominciato a scrivere robaccia indie e a fare le cover dei libertines come se fosse un ventenne, ma quando vorrò creare un post su graham coxon scriverò "questo è un post su graham coxon"). damon albarn, con questo gruppo, decide di fare ammenda servendosi di qualcuno che abbia un ego più ingombrante del suo (non sto parlando di tongie), e chi se non paul simonon.
paul simonon, prima di essere un bassista, è un POSER. praticamente lui veste il basso, E' il basso. e a cinquantuno anni si rivela di un'eleganza spavaldissima ma inarrivabile, mentre segue con lo sguardo la telecamera, o mentre suona come se stesse imbracciando un M16, o mentre sorride a un pubblico che casca immediatamente nella trappola (ornella).
damon albarn nel frattempo si nasconde dietro al pianoforte o tiene gli occhi chiusi, scherza con tony allen, fuma sigarette, canta bene.
una cosa che non mi aspettavo di trovare a un concerto degli etc etc etc è la sorpresa, perché la setlist segue pedissequamente l'ordine delle tracce dell'album, e invece il live fa plateali pernacchie ad alcuni passaggi monocorde del disco, con l'aiuto di:
1) un sacco di gente che si scatena dietro a moog, rhodes e pianini (damon albarn e mike smith)
2) il quartetto d'archi
3) il coro, che mette il pubblico di fronte alla inutilità dei miagolii sovraelaborati di herculean sull'album
4) un suonatore di sega in a soldier's tale e ho detto tutto.
three changes fa scatenare tutto il gruppo, con damon albarn che fa gli agguati a tony allen e paul simonon che fa gli agguati a simon tong (che non se ne accorge); kingdom of doom con la chitarra elettrica è molto meno eterea e molto più energica, ma è un bene; nature springs e a soldier's tale fanno piangere; green fields è quasi bella. due brani sono aggiunti in coda al naturale procedere del disco, e si tratta di back in the day (Strumentale Bellissima di cui si già è detto sopra ma su cui spenderei ancora molte parole) e mr whippy, che è un pezzo breve e divertente rappato da eslam jawaad che è un omone che veste kefiyyah e cappellino da baseball e dice un po' troppe volte di fare il gesto della pace, ma ciò non guasta perché non piove più, la torre di londra si dirama tutto intorno, e damon albarn è bello e non è irascibile.


[edit] ho dimenticato di menzionare il beefeater