venerdì 16 dicembre 2011

domenica, 15 luglio 2007

L'amore ai tempi della minaccia terroristica II

oggi verranno affrontate due questioni importanti: il boom dei complessi di "maghetti" che suonano "wizard rock", ovvero una musica tutta ispirata alla saga di "harry potter", e andrew bird.

1) no scherzo. parlerò soltanto dei maghetti.
il problema di andrew bird è che apre sempre per donne internazionalmente acclamate ma oggettivamente un poco petulanti. da ani di franco a joan as policewoman il salto è breve, con l'aggiunta di un pianoforte a coda e di antony, pedina onnipresente nei progetti indie americani dall'inizio del terzo millennio ad oggi.
questa è la fine del mio parere su joan wasser perché altrimenti l'astio represso mi spingerebbe a scrivere che è anche un puttanone tutto vestito di paillettes che parla troppo con il pubblico e anche un po' volgarmente. comunque suona bene, canta bene, bravo batterista, a lungo andare un po' stancante anche perché io all'attacco di tre canzoni ho detto "oh questa è real life", ed invece era real life solo al quarto tentativo. eternal flame molto bella, joan as policewoman ha una fanbase che si sta espandendo a macchia d'olio e che conosce tutte le canzoni a memoria.

il tour manager di joan as policewoman non lascia nulla al caso e si procura due gruppi spalla che suonino mezz'ora a testa. il primo gruppo è svedese, avrebbe dovuto suonare al koko con gli athlete, si chiama loney, dear ed è sostanzialmente emil svanängen accompagnato da altri quattro musicisti dei quali uno è identico a john f. kennedy. sono svedesi paffuti che suonano un "damien rice con meno ego meets amandine più felici", si trovano a londra per promuovere il nuovo disco lo-fi di svanängen, "loney, noir". nonostante la sfortunata scelta dei nomi, l'insieme è gioioso, gli assoli vocali sono impeccabili, i testi sono malinconicamente svedesi, e mezz'ora trascorsa con questo gruppo gentile sul palco è più che piacevole. il pubblico inglese è il più villano del mondo, e parla sempre.

il secondo gruppo spalla di joan as policewoman è ANDREW BIRD. andrew bird si presenta con una setlist breve e un calzino bucato; questa prima impressione lo fa apparire come l'oliver twist maltrattato dagli eventi della serata, e sulla fronte mi si disegna una scritta indelebile che dice "ASTIO, JOAN WASSER". bird si dondola solitario tra violino chitarra glockenspiel loop voce e fischi, e apre il set con una strumentale introduttiva perfetta che preannuncia la tipologia di muro di suoni che bird riuscirà a creare anche DA SOLO, ma maltrattata da un tecnico dei suoni gradasso, cui seguono sovay rimessa a nuovo, tic motion, plasticities riarrangiata per uno show senza tastiera e con i coretti tutti scombinati, why? che si riconferma la canzone più brutta dei dischi e la più bella dei live, in cui bird "fa" - fa le facce, fa le voci, fa tutto ciò che non farebbe in altri pezzi, fa un sacco di mosse involontarie cioè principalmente fa il fenicottero. qualcuno tra il pubblico (però non io) grida "auguri di compleanno" a bird, che ammette che sì, è il suo compleanno, e nonostante il pubblico villano si autodedica una happy birthday song delicata e lenta, come se volesse prendere tempo prima di scendere dal palco, avendo appena incuriosito una folla inizialmente disinteressata.
maghetti.