Il Cinema
ovvero: se incontri il buddha sulla tua strada, speriamo non abbia il pizzetto
le cose risapute (1): sull'affleck preferito dal cinema indie si è già detto: secondo fanatico fuori posto del 2007 dopo io che dico ad andrew bird "it was too small" e poi mi correggo. brad pitt non pensa più ad essere bello, pensa ad essere bravo. che lavorare con inarritu lo abbia sgualcito? bene.
le cose risapute (2): nell'atene del V secolo la gente andava a teatro a vedere tragedie inedite ma delle cui storie sapeva già tutto per via della tradizione orale del mito e per altre faccende, oltre che per il fatto che, via, si è tradizionalmente stimolati a ricordare brutte vicende in cui quello viene pugnalato tutto rattrappito nella doccia o quello cieco si tromba la mamma (non in quest'ordine), tanto per fare un esempio.
perché? non per dire: "bella messa in scena, eschilo", o "bella caratterizzazione dei personaggi", questa è una cosa da blogger.
perché, con la storia bene in mente, c'era più spazio per un discorso politico, sociale, d'introspezione (nel caso di euripide, e andrew dominik è l'EURIPIDE di quei sinistri maori).
ora, L'ASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD (che sorprendentemente risulta meglio in italiano per merito della locuzione "per mano di", che diffonde odore di fieno e denti marci in tutte le direzioni) dice tutto già nel titolo, non si poteva chiedere altro, ci mancava solo il disegno.
la storia di jesse james è nota a tutti, se non altro per la canzone di cher o per il fatto di aver giocato a sam & max hit the road, in cui la mano di jesse james è fondamentale per recuperare l'anello dell'umore all'interno della palla di spago più grande del mondo.
quindi, a che pro due ore e mezza di film? ce lo spiega EURIPIDE! sin dalla locandina ingannatrice che, oltre ad elidere una costellazione di personaggi secondari ma di grande rilievo, mette jesse james posterboy in primo piano alla luce quasi non avesse nulla da nascondere, mentre il codardo del titolo è cupo e nascostino all'ombra del suo eroe.
eppure nel film i ruoli si capovolgono e nulla di limpido o eroico (perché non serve un eroe se l'azione è ridotta all'osso e a qualche sparo che fa PUM e non si può quindi parlare di western) contraddistingue la figura del fuorilegge-eroe, sempre più sospettoso e rassegnato e melancolico e dal volto scavato un po' da pensionato anzitempo e tutti gli altri aggettivi sfuggenti che vengono suggeriti dalla fotografia. bellissima, già detto, anche in quella spighetta alla malick di troppo, più cruda e meno buonista di malick, si pensi anche solo alla scena del fotografo, che è inscrivibile nella cerchia delle COSE PIU' BELLE MAI REALIZZATE DI SEMPRE.
quanto a robert ford, fanatico e stella (meteora), è l'oggettivazione del detto "se incontri il buddha sulla tua strada, uccidilo" o del mio incontro con graham coxon. il secondo è una cosa privata. per quanto riguarda il primo caso, l'ho sempre interpretato come impossibilità di avanzare se si incontra (metaforicamente) un maestro considerato fondamentale. il robert ford di dominik (e probabilmente di ron hansen) passa attraverso l'assimilazione e il rigetto. uccide per una paura che è certamente anche la paura di non poter proseguire se non liberandosi dal fantasma del suo mito.
ed infatti!
quasi subendo una sorta di contrappasso, ford è condannato a rivivere la scena del suo orgoglio (l'assassinio di jesse james per mano di) su un palco dove è protagonista e attore di se stesso. un ego che tenta di costruirsi a marce forzate e finisce per spegnersi nell'anonimato.
il segreto della longevità nella memoria collettiva? il pizzetto.