Post topi chef
a cinque minuti dall’inizio tutti i bambini parlavano già francese.
il fatto che un film abbia come destinazione principale un pubblico di bambini non significa che a detto pubblico debba necessariamente essere somministrato un insieme di gag blande fini a se stesse e con gli stessi orchi verdi che monopolizzano i bicchieri della nutella.
ratatouille di brad bird non è un film che fa tornare bambini, piuttosto è un film che fa diventare adulti. è un prodotto di qualità offerto a un pubblico di bambini che – normalmente non essendo una folla di nani scemi – possono da esso apprendere, se non altro a cucinare.
detto questo, cosa è tutta questa pedagogia? erode aveva le sue ragioni! e no non voglio ancora avere figli se non per chiuderli in una stanza con le pareti bianche e sottoporli a degli stimoli esterni per vedere come classificano i generi musicali e come costruiscono un proprio linguaggio! ops, questa la dovevo tenere buona per il film di coppola!
fatto sta che il discorso finale dell’arcigno critico anton ego (sul cui significato torneremo più avanti, ma si sente la melodia anche solo nella scelta dei nomi?? auguste gusteau?? ratatouille?? ce n'è per tutti i gusti!), oltre ad essere il più conciso e importante manifesto di estetica della critica degli ultimi tempi, riassume in sé l’effetto che il film produce sullo spettatore medio.
senza ricercare significati troppo astrusi. ego dice (non testualmente): “è sempre più raro scrivere come atto d'amore nei confronti del campo di cui si è "critici", è facile e divertente sparlare di qualcosa, però quando ci si trova davanti al genio, per quanto inaspettato e insospettabile possa essere chi ne è portatore, non resta che inchinarsi”.
ego si riferisce a: topi che cucinano verdure. io mi riferisco a: il cartone stesso. non che la pixar sia inaspettata e insospettabile nel campo della genialità, ma ci si meraviglia di fronte a un film di animazione che si fa veicolo di tutti questi significati profondi. e lo fa egregiamente e senza pretese!
ma se la formula (ricetta?) di un buon film non si basa soltanto sui temi che prende in esame, non si può dire che in ratatouille gli altri ingredienti vengano meno: la colonna sonora è bella, la maestria nei movimenti di macchina e nella fotografia è impeccabile, interni belli ed esterni di più, recitazione ammirevole, e perché, vogliamo parlare della fisionomia dei personaggi (l’ispettore sanitario in primis)? lombrosianamente rispecchiante i caratteri, eppure non scontata o prevedibile (solo il fratello topo del topo remy è tipizzato)!
e la sorprendente castità dell’amore dei protagonisti umani, e la rara stucchevolezza dei momenti famigliari dei protagonisti topi! e la sana convivenza di slapstick (topo-burattinaio umano-burattino) e comicità brillante (un orfano che ritiene la madre “a posto, in termini di aldilà” e un topo parlante conscio di stare dialogando con un’emanazione della sua mente sotto forma di cuoco francese soprappeso e defunto. quanto più brechtiani di così si può essere?).
e il fatto che in quasi 120' (compresi il cortometraggio iniziale e i bei titoli di coda bidimensionali) non si voglia mai guardare l'orologio.
fino a giungere al culmine di tutto il film, il momento della rimembranza culinaria di tipico stampo francese, niente madeleine ma una porzione di ratatouille, che è leggibile attraverso un mucchio di interpretazioni differenti, una delle quali è “il talento che attraverso il ricordo sopraffa l’ego”, ma che più semplicemente e tante elucubrazioni mentali fa era uno stufato di peperoni cipolle pomodori zucchine melanzane cucinato da un gruppo di topi in gamba e scaruffati che solo a odorarlo scioglie i cuori di grandi e piccini.
a parte questo, ecco tre motivi per andare a vedere ratatouille:
1) topi che ti guardano così
2) topi che si lavano le mani
3) topi che suonano in una band